La crisi economica che stiamo attraversando ha dimensioni che certo non sono contenibili dentro i confini del solo territorio romagnolo. Tuttavia ogni comunità locale ha il dovere di interrogarsi su cosa può fare per uscire dalle difficoltà e costruire il proprio futuro. Se c’è una cosa da non fare in momenti come questi è attendere e continuare a fare ciò che si è sempre fatto.

Al di là del paragone con la “Silicon Valley” americana, il direttore di Aiccon Paolo Venturi ha centrato il punto: la Romagna può affrontare questa situazione di crisi con una forza in più, che le è data da un potenziale di crescita che è arrivato il momento di valorizzare. Siamo il territorio con la maggior qualità della vita in Italia, qui si concentrano peculiarità economiche, ‘ambientali’, formative e sociali che poche altre aree del mondo possono avere.

Gli esempi positivi di aziende che riescono a sconfiggere la crisi, non mancano e proprio in questi giorni sui mass media locali ne leggiamo con ammirazione il racconto. Ciò che bisogna fare è rendere meno episodici questi casi, diffondere una cultura d’impresa basata sull’innovazione e costruire un concreto sistema di sostegni per le imprese innovative e per quelle di nuova formazione (in particolare quelle avviate da giovani), che coinvolga le istituzioni pubbliche, gli istituti di credito, le organizzazioni economiche e sindacali, l’Università, le fondazioni bancarie e tutto il mondo dell’economia sociale (cooperativo e non). Aiutando anche il nostro sistema produttivo a innovare, a non aver paura di accogliere la sfida del cambiamento, specialmente in quei settori ‘storici’, che riguardano il manifatturiero, il metalmeccanico e l’edilizia (ambiti in cui l’innovazione è quanto mai urgente per continuare a stare ‘sul mercato’).

Ci sono poi alcuni settori che più di altri possono avere una prospettiva: servizi ambientali, welfare, sanità, turismo, cultura, eno-gastronomia, agricoltura e il vasto mondo della Rete. Su questi bisogna lavorare, sostenendo chi già vi opera e incentivando la nascita di nuove imprese. Come? Avendo la capacità di fare squadra, superare le scaramucce di basso cabotaggio che spesso dividono le istituzioni locali, andare oltre gli egoismi territoriali, i personalismi inutili e le gelosie; chiudere definitivamente con le ideologie e aprirsi a un nuovo modo di concepire il territorio, coordinando azioni comuni concentrate tutte verso lo stesso obiettivo. Una squadra di cui tutti devono sentirsi protagonisti, per rendere il nostro un territorio accogliente e in cui vale la pena investire.