camera-deputatiFinalmente si fa sul serio. La Camera ha approvato la riforma Costituzionale che trasforma il Senato, abolisce Cnel e Province, modifica l’iter legislativo e interviene sul Titolo V della Costituzione, quello che definisce competenze tra Stato e Regioni. Anche questa parte è molto importante, perchè può rappresentare un passo in avanti molto importante per superare una serie di conflitti tra Stato e Regioni che ha generato caos normativo e perdite di tempo. La riforma per entrare definitivamente in vigore ha bisogno di altri due passaggi parlamentari (uno al Senato e uno alla Camera) e alla fine sarà il referendum confermativo ad avvallare o meno la proposta.

CANCELLATA LEGISLAZIONE CONCORRENTE L’articolo 30 del ddl – così come approvata dalla Camera – cancella la legislazione concorrente tra Stato e Regioni. L’articolo 117 della Costituzione riguarda appunto la potestà legislativa delle Regioni a cui rimarrà il potere di legiferare su “pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito dei servizi alle imprese e in materia di servizi scolastici, istruzione, promozione del diritto allo studio, anche universitario”. Spetterà invece allo Stato la competenza sulla tutela del lavoro, sulle politiche attive e sulla sicurezza alimentare sul coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. E ancora: spetteranno allo Stato, oltre la competenza sui mercati finanziari anche quella sui mercati assicurativi. Fra le altre materie resteranno inoltre alla competenza esclusiva dello Stato la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione d’interesse nazionale e porti e aeroporti di interesse nazionale e internazionale.

A STATO COMPETENZA POLITICHE SOCIALI E ATTIVE L’assemblea della Camera ha poi approvato un subemendamento e un emendamento del relatore all’articolo 31 del ddl Riforme, che modificano ulteriormente il Titolo V: allo Stato sarà quindi affidata la competenza esclusiva sulle “politiche sociali”.

ANCHE LAVORO-ALIMENTAZIONE-CONCORRENZA A STATO Sempre nel passaggio alla Camera è stato deciso che A anche la competenza esclusiva in materia di tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro, tutela alimentare e promozione della concorrenza tornerà allo Stato.

TETTO STIPENDI CONSIGLIERI REGIONALI La riforma prevede anche un tetto massimo agli stipendi degli amministratori regionali: non potranno superare quelli dei sindaci del comune capoluogo. Il Senato dovrà esprimersi obbligatoriamente sullo scioglimento dei consigli regionali.

CLAUSOLA SUPREMAZIA STATO L’articolo 31 del ddl conteniene anche la clausola di supremazia che lo Stato può esercitare nei confronti delle Regioni “a tutela dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale”. Quindi lo Stato potrà – con l’esercizio della clausola – occuparsi delle competenze in capo alle Regioni.

AUTONOMIA FINANZIARIA COMUNI-REGIONI L’articolo 33 del ddl Riforme modifica l’articolo 119 della Costituzione sull’autonomia finanziaria degli enti territoriali. A votare a favore 295 deputati, 88 contro e 15 gli astenuti. Con l’articolo Comuni, Città metropolitane e Regioni avranno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorreranno ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

COSTI-FABBISOGNI STANDARD SARANNO DECISI DA LEGGE STATO Sarà una legge dello Stato a definire “gli indicatori” di riferimento “di costo e fabbisogno che promuovo condizioni di efficienza nell’esercizio delle medesime funzioni”. La modifica cambia l’articolo 33 del ddl (che modifica a sua volta il Titolo V della Costituzione e, in particolare, l’articolo 119), che tratta dell’autonomia finanziaria di Comuni, Città metropolitane e Regioni.

SUPERAMENTO DEL CNEL E DELLE PROVINCE Il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, sarà soppresso, così come la menzione delle province dalla Costituzione in raccordo con la già approvata legge Delrio.