La legge delega di riforma del mercato del lavoro è un provvedimento complesso, ma molto importante e che per questo merita di essere approfondito. Estendere le protezioni, semplificare la selva di contratti che caratterizzato il nostro sistema, nuovi strumenti per le politiche attive del lavoro (quelle rivolte, cioè, all’aiuto a chi non ha o sta cercando un’occupazione), la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali; sono tutte cose che da molto tempo si dice che sarebbe opportuno cambiare, ma finora si è visto poco. E quando si è intervenuti (come nel caso della riforma Fornero), la pezza è stata peggio del buco. Questa legge delega (si chiama così perchè delega il Governo a intervenire sui temi indicati dalla legge, dunque le norme reali saranno quelle contenute nei decreti delegati che saranno emanati a stretto giro dal Governo), punta a colmare molti gap e a innovare il nostro complesso di norme.

> Qui il testo integrale della legge, con il confronto tra la versione del Senato e quella (con sostanziali modifiche) votata dalla Camera.

Di seguito una sintesi dei provvedimenti, al netto di qualsiasi approccio ideologico o di scontro politico
RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI – Fine della cassa integrazione in caso di cessazione definitiva dell’attività dell’azienda o di un ramo. È una dei principi cardine del futuro decreto delegato che modificherà l’assetto attuale degli ammortizzatori sociali. L’accesso alla cassa integrazione, inoltre, sarà autorizzata solo in caso di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro, eventualmente destinando ai contratti di solidarietà una parte delle risorse attribuite alla cassa integrazione. Novità anche sui contratti di solidarietà: potranno essere utilizzati anche in aziende che attualmente escluse, perchè sotto i 15 dipendenti. Sarà, inoltre, possibile stipulare nuovi contratti anche nel caso in cui l’azienda sia interessata da riduzione dell’orario di lavoro.   Modifiche anche all’ASpI: sarà aumentata la durata massima per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti e rimodulata  rapportandone la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore. La novità più rilevante, però, riguarda la platea a cui può accedere all’Assicurazione sociale per l’impiego. Sarà estesa ai lavoratori  con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. La delega prevede, infine, l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una ulteriore prestazione, eventualmente priva di copertura pensionistica figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’Isee, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative per la ricerca di nuova occupazione.

POLITICHE ATTIVE E SERVIZI PER IL LAVORO – La delega prevede il riordino degli incentivi all’occupazione e all’imprenditorialità oltre alla complessiva ridefinizione delle politiche attive. Su questo punto la novità più rilevante è rappresentata dall’istituzione di una Agenzia nazionale per l’occupazione. A questa saranno attribuite competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI. Sempre al punto sulle politiche attive, sono riferite alcuni principi di semplificazione e la razionalizzazione delle procedure amministrative. Sarà istituito il l fascicolo elettronico unico contenente le informazioni relative ai percorsi educativi e formativi, ai periodi lavorativi, alla fruizione di provvidenze pubbliche ed ai versamenti contributivi. Sulla semplificazione delle procedure e degli adempimenti è prevista poi una specifica delega al governo, che prevede, tra l’altro, la razionalizzazione e la semplificazione (anche mediante abrogazione di norme) delle procedure e degli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di atti di gestione, inerenti al medesimo rapporto, di carattere amministrativo e la semplificazione, o abrograzione delle disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi.
TAGLIO AI CONTRATTI PRECARI E ALL’ARTICOLO 18 – Il cuore del ddl (motivo di scontro sia tra i partiti di maggioranza, Pd e Ncd, che tra la maggioranza che la minoranza democratica) è rappresentato dalla delega in materia di rapporti di lavoro e riordino delle forme contrattuali. Nasce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevede un ulteriore passo per il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il diritto alla reintegra sarà escluso per i licenziamenti economici metre rimarrà per quelli disriminatori e per “specifiche fattispecie di disciplinare ingiustificato”. Quest’ultima specifica è stata aggiunta dopo l’approvazione di un emendamento proposto dalla minoranza Pd in commissione Lavoro alla Camera, riformulato dal governo. Allo scopo di “riordinare i contratti di lavoro” il governo è delegato alla redazione di “un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro”. Proprio per questo scopo, il governo dovrà “individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali”.
DEMANSIONAMENTO E CONTROLLI A DISTANZA – Oltre all’articolo 18, il ddl delega il governo a modificare altri due punto dello Statuto dei lavoratori. Il primo è sul demansionamento, che sarà possibile “in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale” salvaguardando però “le condizioni economiche dei lavoratori”. Cambieranno anche le norme sul controllo a distanza. La disciplina sarà rivista “tenendo conto dell’evoluzione tecnologica”, ma sarà possibile (come stabilito da un emendamento Pd, riformulato dal governo, approvato in commissione Lavoro) ” sugli impianti e sugli strumenti di lavoro”.
DELEGA SUBITO IN VIGORE – No ‘vacatio’ sia per il ddl delega lavoro (Jobs act) che per i decreti delegati. È quanto prevede la un emendamento del governo al Jobs act in commissione Lavoro alla Camera.  Con la proposta di modifica si taglia il periodo di entrata in vigore della legge delega e dei decreti delegati (15 giorni), che quindi entreranno in vigore il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.