chigiVia libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica. E’ uno dei temi su cui abbiamo lavorato in parlamento e in particolare nella mia commissione (Affari costituzionali, Presidenza del Consiglio e Interni) a proposito di riforma della PA. Nello specifico il testo unico prevede la drastica riduzione delle società partecipate, con particolare riferimento alle scatole vuote, alle società inattive, alle micro e a quelle che non producono servizi indispensabili alla collettività. Sono introdotti interventi di razionalizzazione dei compensi degli amministratori. Per il futuro sono individuati i criteri chiari sulla base dei quali sarà possibile costituire e gestire le società partecipate. Il decreto ha anche ottenuto il secondo esame delle competenti Commissioni parlamentari, secondo quanto previsto espressamente dalla legge delega di riforma della Pubblica Amministrazione.

Tutti i punti più importanti della riforma

SOLO SPA, SRL, CONSORTILI E COOPERATIVE Potranno rimanere in vita quattro tipi di società: spa, srl, consortili e cooperative. Queste ultime due sono state inserite in un secondo momento. Le società potranno essere attive in quattro campi: i servizi di interesse generale, la progettazione e realizzazione di opere publiche, i servizi strumentali e i servizi di committente a supporto degli enti no profit.

LIQUIDAZIONE SOCIETÀ IN ROSSO E ‘SCATOLE VUOTE’ Comuni e amministrazioni statali dovranno rottamare (entro 12 mesi) le società che non rispettano uno dei requisiti elencati sopra, che abbiamo i conti in rosso da quattro anni, che fatturano al di sotto la soglia di un milione di euro (negli ultimi tre anni), quelle che hanno più amministratori che dipendenti o che siano completamente vuote.

ENTRO 6 MESI RICOGNIZIONE, UN ANNO PER CESSIONE Secondo il timing del decreto, gli enti pubblici avranno sei mesi di tempo per fare una ricognizione delle società possedute e un altro anno per liquidare quelle non necessarie e che non rispettano le regole. I Comuni e le P.a. potranno infatti mantenere o aprire nuove società che rispettano uno dei questi cinque requisiti: producono un servizio di interesse generale, progettano e realizzano opere pubbliche, gestiscono un servizio di interesse generale insieme a un privato, autoproducono beni o servizi che servono all’amministrazione, supportando con i loro servizi enti senza scopo di lucro. La norma transitoria prevede che entro il 31 dicembre 2016 gli enti che possiedono partecipazioni dovranno adeguare i propri statuti alle nuove regole, introducendo di fatto regole più stringenti sulla tenute delle società stesse.
RAZIONALIZZAZIONE PERIODICA DAL 2018 Dopo la chiusura delle società inutili o perennemente in perdita, scatterà l’obbligo annuale – dal 2018 – di presentare una relazione all’Organo di vigilanza delle società pubbliche. Quest’ultimo potrà effettuare ispezioni e controlli e chiedere di esaminare documenti detenuti dalle società.MANAGER UNICO O CDA. STRETTA SU PENSIONATI Le future società, di regola, avranno un unico amministratore. ‘Per specifiche motivazioni di adeguatezza organizzativa’ potranno essere creati anche Consigli di amministrazione da 3 o 5 membri. Lo stesso dlgs prevede che non potranno far parte dell’organo di amministrazione (quindi né manager né componenti del Cda) lavoratori in pensione.

CDA E TETTI STIPENDI MANAGER Un decreto Tesoro fisserà i criteri per determinare gli stipendi degli amministratori delle società partecipate. Le regole arriveranno probabilmente a settembre (il testo dice ‘entro un mese dall’entrata in vigore del dlgs) Individuerà  ‘limiti massimi’ delle buste paga che dovranno essere comunque ‘commisurate’ ai risultati di bilancio raggiunti dalla società nell’esercizio precedente. In caso di ‘performance’ negative la parte variabile dello stipendio ‘non verrà corrisposta’. Ci saranno cinque fasce, ognuna conterrà il tetto retributivo massimo che dipendenti e manager potranno percepire. Rimane fisso il limite dei 240mila euro lordi all’anno. Le società dovranno eliminare dai propri statuti la carica di vicepresidente e dovranno vietare gettoni di presenza o premi di risultato (decisi ‘dopo’ lo svolgimento dell’attività) e trattamenti di fine rapporto ai componenti degli organi sociali.
PARTECIPATE POTRANNO FALLIRE Le società partecipate dalla P.a. potranno fallire come tutte le altre aziende, e seguiranno le regole ordinarie nate con il regio decreto del 1942 (il numero 267) e poi modificate dalle riforme successive. Il decreto specificherà infatti l’applicazione delle norme esistenti senza lasciare alla giurisprudenza la decisione nel merito.VIGILANZA SU TAGLI E BILANCI Verrà istituito un organo di vigilanza – in un dipartimento del Mef – sulle società partecipate che terrà l’elenco delle spa viventi. Inoltre, l’Organo avrà veri e propri compiti ispettivi sulle aziende: potrà infatti effettuare ispezioni presso gli uffici delle società e ‘chiedere ad esse l’esibizione di commenti e atti che ritenga necessario esaminare’. Laddove si riscontrano irregolarità o gravi inefficienze si aprirà una fase di amministrazione straordinaria, qui i poteri passano al governo, in particolare al Mef, ma l’Organo non scomparirà, visto che autorizzerebbe la delibera dell’amministratore straordinario.

FRENO A MANO SULLE NUOVE SOCIETÀ: RT A CORTE DEI CONTI Il dlgs prevede regole più stringenti anche per la creazione di nuove società partecipate, che dunque non potranno più proliferare come prima. Sarà obbligatorio, per Comuni e enti statali, accompagnare l’atto deliberativo con una relazione tecnica in cui si spieghino le motivazioni istituzionali. Saranno prima la Corte dei conti e poi l’Antitrust a dare il proprio assenso.

CONTROLLO GIUDIZIARIO Con la riforma, i vertici delle società potranno rispondere di danno erariale, patrimoniale o non patrimoniale. Saranno gli stessi enti pubblici a poter esporre denuncia alla magistratura nel caso di irregolarità.MENO POTERI PREMIER. PIÙ SOFT SALVA-SOCIETÀ La presidenza del Consiglio avrà meno poteri sul salvataggio delle società partecipate dalla riforma Madia. Nell’ultima versione del testo, infatti, è stata ritoccata la norma che affidata a Palazzo Chigi un decreto per escludere aziende pubbliche dalle nuove regole. Stando alla nuova formulazione, le società che saranno inserite nell’elenco del dpcm saranno escluse solamente dall’articolo 4, che impone vincoli sulle tipologie di partecipazioni ammesse. Tutte le altre regole dovranno essere rispettate: tetti stipendiali, blocco delle assunzioni fino a giugno 2018, forma giuridica (sono ammesse solo spa, srl e consortili), obbligo di amministratore unico, quote rosa nel Cda, non più di quattro bilanci in rosso su cinque e soglia minima di fatturato. Un primo elenco ‘salva-aziende’ è già contenuto al decreto Madia. Sono 62 in tutto, 25 in più rispetto alla prima versione (le società finanziarie regionali).

LE SPA REGIONALI Sono state dunque escluse Fira, Sviluppo Basilicata, Fincalabra, Sviluppo Campania, Gruppo Friulia, Lazio Innova, Filse, Finlombarda, Finlombarda Gestione sgr, Finmolise, Finpiemonte, Puglia Sviluppo, Sfirs, Irfis-FinSicilia, Fidi-Toscana, Gepafin, Finaosta, Veneto Sviluppo, Trentino Sviluppo, Ligurcapital, Aosta Factor, Fvs sgr, Friulia Veneto Sviluppo, Sviluppumbria e Sviluppo imprese centro Italia.

DA CONI A EXPO Oltre alle 25 società finanziarie regionali inserite ora(così come richiesto dalla Conferenza unificata), sono escluse per il primo anno altre spa statali. Sulla carta sono dieci: il Coni servizi, Expo, Arexpo, Invimit, l’Istituto poligrafico dello Stato, Sogin, gruppo Anas, gruppo Gse, gruppo Invitalia e gruppo Eur. A queste vanno però aggiunte le aziende ‘satellite’, ovvero che fanno parte dei quattro gruppi societari inseriti nell’elenco, e il numero cresce fino ad arrivare a quota 37.  In ogni caso, rimane per queste la norma che introduce la figura del manager unico (che ‘di norma’ dovrà essere presente nelle società), la limitazione della natura giuridica alle sole Spa e Srl, e dalla vigilanza sui tagli (da parte di un organo ‘ad hoc’ del Mef) e tetti agli stipendi dei vertici. L’esclusione è prevista dalla norma transitoria del testo, che congela le società dalla prima ondata di tagli (che ci sarà già nel 2017). Dopo la prima razionalizzazione, le Pa dovranno portare avanti tagli periodici (a partire dal 2018). In contemporanea sarà la presidenza del Consiglio con un decreto a prevedere nuove esclusioni, se necessario.I ‘GRUPPI’ CHE RIENTRANO NELLA MORATORIA Per quanto rigurda i ‘gruppi’ esclusi (Eur, Ansa, Gse e Invitalia), come detto, questi portano con se l’esclusione di altre società. Ad esempio, il Gse è capogruppo di  Acquirente unico (Au), Gestore dei mercati energetici (Gme) e Ricerca sul sistema energetico (Rse). Invitalia, invece, controlla le società Infratel Italia, Italia Turismo, Invitalia attività produttive, Invitalia ventures e Invitalia partecipazioni. Il gruppo Anas controlla circa 16 società (di cui alcune in liquidazione) e Eur spa, invece, altre tre spa: Roma convention group, Aquadrome srl e Eur tel.

ESUBERI CON MOBILITÀ REGIONALE Il personale in esubero delle società partecipate sarà messo in mobilità regionale. Saranno infatti le regioni a tenere gli elenchi del personale da ricollocare e non il dipartimento della Funzione Pubblica. ‘L’elenco del personale eccedente, con la puntuale indicazione dei profili posseduti, è trasmesso alla regione nel cui territorio la società ha sede’, si legge. Le regioni ‘formano e gestiscono l’elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti e agevolano processi di mobilità in ambito regionale’. ‘Decorsi ulteriori sei mesi, le regioni trasmettono gli elenchi dei lavoratori dichiarati eccedenti e non ricollocati all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che gestisce l’elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti e non ricollocati’.

CON TAGLI SI APPLICANO NORME TRASFERIMENTO AZIENDA Con la razionalizzazione periodica delle società partecipate da Stato e enti territoriali sarà applicata la disciplina della cessione del ramo d’azienda e la tutela dei lavoratori subordinati.