Ho sottoscritto con convinzione al manifesto “Ripartire dalla cultura” promosso da Federculture, MAB Musei Archivi Biblioteche, AIB – Associazione Italiana Biblioteche, ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, ICOM Italia- International Council of Museums, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, FAI – Fondo Ambientale Italiano, Italia Nostra, Legambiente.

Campagna che ha come proposte cardine:

• Puntare sulla centralità delle competenze
• Promuovere e riconoscere il lavoro giovanile nella cultura
• Investire sugli istituti culturali, sulla creatività e sull’innovazione
• Modernizzare la gestione dei beni culturali
• Avviare politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale

La cultura è prima di tutto un diritto fondamentale dei cittadini, un bene comune ben scolpito nell’art.9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Per troppo tempo ci si è limitati a slogan usati solo a scopo promozionale per il nostro patrimonio storico-culturale e mentre si consumavano discorsi pieni di frasi, le nostre città, i nostri territori, le nostre istituzioni culturali e dello spettacolo iniziavano a mostrare i segni dell’abbandono e dell’incuria, di devastazione del paesaggio, di assenza di politiche sistemiche ed economiche (negli ultimi anni lo Stato ha investito per la cultura solo lo 0,11% del Pil).

Il sapere, la cultura, la creatività rendono più forte la democrazia e più giusta la società e rappresentano per l’Italia una via d’uscita dalla crisi. Credo fermamente che il futuro dell’Italia dipenda anche dalla centralità accordata all’investimento culturale (oltre che alla scuola e all’educazione), da concretizzare attraverso strategie di ampio respiro accompagnate da interventi di modernizzazione e semplificazione burocratica. La nostra identità nazionale si fonda indissolubilmente su un’eredità storica culturale unica al mondo; elemento essenziale per vivere il presente e preparare un futuro di prosperità economica e sociale, fondato sulla capacità di produrre nuova conoscenza e innovazione.