Uno degli elementi maggiormente qualificanti della riforma costituzionale è la revisione del Titolo V, che disciplina le competenze dello Stato e quello degli enti locali. Sono molte le novità introdotte, tra cui la definizione della competenza esclusiva dello Stato su alcuni temi rilevanti come: energia, infrastrutture strategiche, politiche attive e grandi reti di trasporto. Abolizione delle Province e del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). Vediamole più nel dettaglio:

CANCELLATA LEGISLAZIONE CONCORRENTE L’articolo 30 del ddl – così come approvata dalla Camera – cancella la legislazione concorrente tra Stato e Regioni. L’articolo 117 della Costituzione riguarda appunto la potestà legislativa delle Regioni a cui rimarrà il potere di legiferare su “pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito dei servizi alle imprese e in materia di servizi scolastici, istruzione, promozione del diritto allo studio, anche universitario”. Spetterà invece allo Stato la competenza sulla tutela del lavoro, sulle politiche attive e sulla sicurezza alimentare sul coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. E ancora: spetteranno allo Stato, oltre la competenza sui mercati finanziari anche quella sui mercati assicurativi. Fra le altre materie resteranno inoltre alla competenza esclusiva dello Stato la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione d’interesse nazionale e porti e aeroporti di interesse nazionale e internazionale.

SI ALLARGA ‘DEVOLUTION’ PER REGIONI VIRTUOSE Cambia nuovamente una parte del Titolo V della Costituzione: l’articolo 116 sul federalismo differenziato. Con un emendamento del Pd, a firma Francesco Russo (e riformulato dal governo), viene infatti ampliata la possibilità di devoluzione di poteri dallo Stato alle Regioni. Di fatto viene rafforzato il federalismo differenziato: le Regioni più virtuose (quelle che hanno i conti in ordine) avranno più possibilità di devoluzione di poteri dalla Stato (politiche attive del lavoro, istruzione e formazione professionale, commercio con l’estero, giustizia di pace, disposizioni generali e comuni per le politiche sociali).

A STATO COMPETENZA POLITICHE SOCIALI E ATTIVE Durante il passaggio alla Camera è stato modificano ulteriormente il Titolo V: allo Stato sarà quindi affidata la competenza esclusiva sulle “politiche sociali”; quella in materia di tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro, tutela alimentare e promozione della concorrenza.

TETTO STIPENDI CONSIGLIERI REGIONALI La riforma prevede anche un tetto massimo agli stipendi degli amministratori regionali: non potranno superare quelli dei sindaci del comune capoluogo. Il Senato dovrà esprimersi obbligatoriamente sullo scioglimento dei consigli regionali.

CLAUSOLA SUPREMAZIA STATO Con l’articolo 31 della Riforma arriva un federalismo ‘ritoccato’. Viene prevista una specifica “clausola di salvaguardia” a tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale. Quindi lo Stato potrà – con l’esercizio della clausola – occuparsi delle competenze in capo alle Regioni.

AUTONOMIA FINANZIARIA COMUNI-REGIONI L’articolo 33 del ddl Riforme modifica l’articolo 119 della Costituzione sull’autonomia finanziaria degli enti territoriali. Con l’articolo Comuni, Città metropolitane e Regioni avranno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorreranno ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

COSTI-FABBISOGNI STANDARD SARANNO DECISI DA LEGGE STATO Sarà una legge dello Stato a definire “gli indicatori” di riferimento “di costo e fabbisogno che promuovo condizioni di efficienza nell’esercizio delle medesime funzioni”.

SUPERAMENTO DEL CNEL E DELLE PROVINCE Il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, sarà soppresso, così come la menzione delle province dalla Costituzione in raccordo con la già approvata legge Delrio.

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