Fare opposizione è un compito non facile. Siamo stati abituati a opposizioni che si limitavano a “dar contro”, mentre credo sia doveroso fare lo sforzo di offrire anche delle proposte, sostenerle in parlamento e tra la società. Due molto importanti le abbiamo presentate in questi giorni e vanno incontro a un’emergenze: sostenere la ripersa della natalità nel nostro Paese. Si tratta dell’assegno unico per i figli a carico e della dote unica per l’acquisto di servizi per l’infanzia. Due misure semplici, eque e continuative che accompagneranno le famiglie nella crescita dei figli, dal settimo mese di gravidanza fino ai 26 anni. Non miraggi, non cose irrealizzabili, ma strumenti concreti che riorganizzano e potenziano quelli esistenti. Le persone e le famiglie al centro.

Nel 2017 ancora un calo record delle nascite: l’ultimo Bilancio demografico nazionale dell’Istat ci dice che per il terzo anno consecutivo i nati in Italia sono meno di mezzo milione. 458.151, mai così pochi dall’Unità d’Italia. Una tendenza che va contrastata con misure concrete.

Oggi ci sono in Italia ben 12 misure diverse a sostegno dei figli. La nostra proposta riordina e potenzia il sostegno alle famiglie attraverso la creazione dell’assegno unico per i figli a carico e della dote unica per l’acquisto di servizi per l’infanzia.

L’assegno unico universale: fino a 240€ al mese per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni; fino a 80€ al mese dai 18 ai 26 anni. L’assegno viene maggiorato per figli con disabilità.

La dote unica per l’acquisto dei servizi per l’infanzia: fino a 400€ al mese per ogni figlio a carico da zero a 3 anni per spese di asilo nido, babysitter e altri servizi per l’infanzia. Importo ridotto dai 3 a 14 anni. La dote viene maggiorata per ogni figlio con disabilità.

Un intervento concreto che aumenta di circa 10 miliardi la spesa dello Stato per favorire la natalità e la genitorialità.

Il costo complessivo della proposta è pari a 29,6 miliardi di euro. L’attuale spesa, assorbita dalle nuove misure, vale circa 20 miliardi di euro. L’incremento, pari a 9,6 miliardi di euro, viene finanziato attraverso risparmi sulla spesa pubblica.

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