In questi giorni si è tornati nuovamente a parlare con preoccupazione di spread, deficit e debito pubblico, con il timore che i sacrifici fatti dai cittadini negli ultimi anni vengano vanificati per tentare di dare seguito al “contratto” del governo giallo-verde.

Temi economici che possono sembrare complessi ma che, in realtà, hanno ricadute concrete sulla vita quotidiana di milioni di famiglie. Cerchiamo allora di capire meglio termini e concetti che leggiamo sui giornali, sui social o ascoltiamo al telegiornale: cosa intendiamo quando parliamo di deficit, di spread e di PIL?

Per cominciare, dobbiamo considerare il PIL (ovvero il Prodotto Interno Lordo) come la somma di tutte le merci e di tutti i servizi prodotti da una nazione in un anno. Quindi più uno Stato e i suoi cittadini producono, maggiore sarà il PIL.
Il deficit invece è la differenza tra ciò che uno Stato spende e ciò che uno Stato incassa. Le spese di uno Stato (la spesa pubblica) possono riguardare molti aspetti, ma i principali sono gli investimenti in beni e servizi pubblici. Le entrate invece dipendono principalmente dalle tasse che tutti noi paghiamo. Ecco, se la spesa pubblica di un anno supera le entrate, allora siamo in deficit.
Un’ultima fondamentale definizione riguarda il famoso spread: in inglese questa parola significa “differenza”, infatti in questo caso lo si usa per denominare la differenza tra il rendimento di un titolo di Stato tedesco ed uno italiano.

Procediamo con ordine: se uno Stato spende più di quanto incassa, ovviamente dovrà farsi prestare del denaro. Questo denaro non piove dal cielo, ma viene prestato dai cittadini italiani, dalle banche e dagli investitori esteri che decidono di comprare i titoli di Stato che l’Italia emette. In pratica il deficit è finanziato da chi decide di investire nell’Italia (cittadini italiani in primis).
Il problema però è che, se le previsioni indicano che un Paese avrà difficoltà a crescere (a fare aumentare il PIL) e quindi a ridurre il suo deficit nel tempo, in pochi si fideranno a prestargli denaro! Verrà considerato un investimento rischioso e, perciò, bisognerà offrire un interesse più elevato affinché gli investitori si assumano il rischio maggiore. Interesse più elevato significa maggiore spesa per ripagare i propri debiti.
Lo spread è come il termometro per misurare la febbre: se sale, significa che investire nei titoli di Stato italiani diventa più rischioso. Perché si prende di riferimento il rendimento dei titoli di Stato tedeschi? Semplice: sono quelli considerati più sicuri e stabili, data la forza dell’economia tedesca.

Il problema della manovra economica che il Governo italiano vuole varare è che, oltre a stabilire un deficit del 2,4% per il 2019, non prevede che questo deficit diminuisca nei prossimi anni (come prevedono le regole europee), quindi non offre sicurezza e garanzie che l’Italia riuscirà a spendere meno (o a produrre di più). Oltretutto, secondo le previsioni, con un deficit al 2,4% si avrebbero circa 7 miliardi di euro in più da spendere, ma a sentire i loro progetti (reddito di cittadinanza, pensioni, ecc.) la spesa necessaria supererebbe i 22 miliardi, lasciando presupporre che si dovrà ritoccare il deficit di un paio di punti percentuali in più nei prossimi mesi per avere i mancanti 15 miliardi di euro.
Le manovre annunciate, inoltre, difficilmente stimoleranno la crescita (ovvero l’aumento della produzione, quindi del PIL, quindi la diminuzione del deficit e, in ultima analisi, la possibilità di ripagare i propri debiti), facendo aumentare il timore che chi investirà nei titoli italiani non vedrà ripagato il suo credito. Come si vede, è una spirale da cui, una volta entrati, è difficile uscire.

Quindi, per ricapitolare: prevediamo di spendere di più di quanto produciamo nei prossimi anni, avremo bisogno di soldi in prestito, i prestiti vengono ritenuti rischiosi, aumentano gli interessi da pagare, il Paese non cresce e la popolazione si indebita di più.
Tutto questo senza considerare un eventuale evento internazionale imprevisto, come una guerra di dazi o un aumento improvviso del costo del petrolio, entrambe situazioni che frenerebbero la crescita mondiale, aggiungendo incertezza ad incertezza.

Sembra chiaro dunque che lo spread e l’andamento dei mercati non siano concetti astratti destinati solo agli addetti ai lavori, e che dal loro comportamento – piaccia o no – dipendono le vite di milioni di persone. È inutile dare la colpa agli altri della propria incapacità: non ci si improvvisa ministri o servitori dello Stato, questi dilettanti allo sbaraglio si assumeranno la responsabilità di aver riportato l’Italia ad essere “la sorvegliata speciale dell’Europa”.