Sono appena rientrato da Taiwan per la mia terza visita in quel Paese, in cui ho avuto l’onore di incontrare moltissime persone di primo piano nel panorama locale (a partire dal vice presidente della Repubblica). Una realtà che apprezzo perchè è la più completa esperienza di democrazia in quell’area del mondo (la presidente della Repubblica, Tsai Ing-Wen, è la prima donna capo di stato nella storia dei paesi di lingua cinese), fatta da un popolo molto orgoglioso, operoso, solare, proiettato al futuro: per alcuni versi simile a quello italiano. Taiwan è la 18esima economia del mondo, la 13esima in cui è più “facile” fare impresa secondo le più autorevoli statistiche internazionali; è a al quinto posto a livello mondiale in termini di riserve valutarie, dopo la Cina, il Giappone, la Svizzera, e l’Arabia Saudita; è un Paese costantemente orientato all’innovazione, alle nuove tecnologie, all’apertura verso altre esperienze; è una democrazia pienamente compiuta e competitiva (su cui abbiamo anche ‘scherzato’ con il vice presidente del parlamento), con pieno riconoscimento e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Ha un grande ‘limite’: un contenzioso politico da 70 anni con la Cina che ne rivendica la sovranità e non permette alla piccola repubblica (23 milioni di abitanti) di godere del pieno riconoscimento diplomatico della gran parte degli stati mondiali, Italia compresa. Che infatti non possiede una vera e propria ambasciata, ma un Ufficio di rappresentanza con un diplomatico (guidato dal ministro plenipotenziario Davide Giglio), una figura di supporto e quattro dipendenti locali che pure sono molto attivi e motivati. A differenza di altri stati europei, che pur senza riconoscimento diplomatico, assicurano una presenza di decine e decine di unità di personale (Germania, Francia, Olanda, Polonia, solo per citarne alcuni).

Le mie relazioni qui sono cominciate dopo essermi occupato della legge che ha eliminato la doppia tassazione tra i due Paesi: un obiettivo che si perseguiva da anni e che nel 2015 abbiamo centrato grazie all’impegno mio e di alcuni colleghi che ci hanno creduto (a cominciare da Guido Galperti, cui si deve molto dei buoni rapporti tra i due Paesi). Abbiamo così cominciato a conoscere meglio Taiwan, i taiwanesi, la loro economia, gli investimenti, a studiarne storia e posizionamento geopolitico, a incontrare persone, imprese: e si è aperto un mare di opportunità, aumentate grazie alla nostra legge che ha contribuito a portare ad oltre 5 miliardi di euro l’anno (il dato aggiornato ce lo hanno comunicato proprio in questi giorni al ministero dell’Economia di Taipei) l’interscambio commerciale.

Durante la visita che ho organizzato assieme ai deputati Nicola Carè e Vito De Filippo, abbiamo lavorato su molti versanti per potenziare le relazioni economiche, commerciali e culturali. Non abbiamo assunto impegni o espresso pareri sul rapporto con la Cina, salvo affermare – nell’incontro forse più delicato di tutta la ‘missione’ con il ministero dei rapporti con la Cina (leggi qui) e al ministero degli Esteri – che il mantenimento delle condizioni attuali (lo ‘status quo’) appare oggi il modo migliore per assicurare stabilità e prosperità non solo a Taiwan, ma a tutta l’area circostante. Arretramenti su questo versante o forzature da una parte o dall’altra, sarebbero negative per tutti considerando anche il legame a filo doppio tra Taiwan e due delle più grandi potenze mondiali: Stati Uniti e Giappone (scherzando, un diplomatico taiwanese mi ha spiegato che l’ambasciatore a Washington ha un peso quasi maggiore rispetto al ministro degli esteri, per dire quanto forte sia il legame).

Partendo dai massimi vertici delle istituzioni politiche (vice presidente della Repubblica e del parlamento) abbiamo avuto modo di confrontarci su tanti terreni di cooperazione con l’Italia che possiamo sintetizzare in tre aree.

Gli scambi economici: la possibilità di aprire nuovi mercati (grazie alle precedenti visite, nel marzo del 2018 per la prima volta si è aperto il mercato delle carni suine e abbiamo aperto la questione su quelle bovine) e di attivare canali più efficaci per l’importazione di prodotti italiani, di cui c’è una grandissima richiesta in tutti i settori, di certo non solo in quello enogastronomico (su cui c’è un gigantesco potenziale). Di questo abbiamo parlato a lungo durante l’incontro avuto con il Ministero dell’economia e con il ministero della Giustizia, dove si è parlato anche di una possibile collaborazione in campo giuridico.

Gli investimenti: sia da parte italiana che taiwanese, c’è disponibilità a favorire investimenti in entrambi i Paesi, aggiuntivi a quelli già esistenti. Lo dimostrano anche gli incontri che abbiamo avuto ad esempio con il Taitra (a propositi: mai avuta un’accoglienza così! :)) e con la Camera di commercio europea.
Per questo abbiamo incontrato tre gruppi di dimensione mondiale che già operano in Italia con una presenza molto importante: la LDC Group (in Italia ha investito 150 milioni nella ricettività, acquisendo e realizzando un totale di 6 hotel), la FFG Group (che controlla 8 aziende italiane che operano nel settore delle macchine utensili, componentistica e affini) e la Evergreen (colosso mondiale della logistica, con una centinaio di dipendenti in Italia e attività in tutti i principali porti del nostro Paese, incluso Ravenna).

Gli scambi culturali: parlando con i vertici del ministero e del Museo nazionale di Taipei, abbiamo registrato un enorme interesse per la possibilità di organizzare eventi in Italia oltre che (e forse è la cosa più interessante) di organizzare iniziative che parlino di noi a Taiwan. A partire dal prossimo triennio di anniversari con i 500 anni della morte di Leonardo (2019) e Raffaello (2020) e i 700 anni di Dante (2021). Alcune opportunità, tra l’altro, sono già in cantiere e nei mesi scorsi il rappresentante di Taiwan in Italia è stato a Vinci per discutere delle iniziative su Leonardo. Il tutto potrebbe essere favorito da una proposta di legge presentata anche negli anni scorsi: quella sulla insequestrabilità delle opere d’arte, che sarebbe utile anche nel rapporto con molti altri Paesi, non solo con Taiwan.

Per portare avanti il lavoro di questi giorni e provare a finalizzarlo, nel prossimo mese di marzo a Roma svolgeremo l’ottavo forum economico tra Italia e Taiwan nel corso del quale si discuterà di tutte questo, con rappresentanze dei due governi, parlamentari, imprese, istituti culturali.

Uno dei baricentri del mondo è proprio lì e la nostra presenza non può essere precaria e debole rispetto a Stati. Spesso le questioni nazionali assorbono tutte le attenzioni, ma alzare lo sguardo e capire cosa succede in posti lontani da noi è utile anche a tutelare i nostri interessi. Finchè ne avrò la possibliità, dunque, continuerò a fare ogni sforzo per curare il legame economico, commerciale e culturale con Taiwan e incoraggiare l’Italia a fare di più. Personalmente sono orgoglioso del rapporto che si è costruito in questi anni con questa Repubblica totalmente democratica (tra l’altro cominciato con un governo di segno politico opposto a quello attuale) e di poterlo rafforzare di anno in anno.

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