Ma la Tav si fa o no? Me lo stanno chiedendo e se lo stanno domandando molte persone. Dopo la decisione del Governo annunciata sabato non è chiaro a che punto siamo di questa telenovela che riguarda il tratto ferroviario ad alta velocità che deve andare da Torino a Lione per connettersi, in realtà, su una tratta molto più ampia che attraversa mezza Europa. 

Cosa ha deciso il Governo? Trovando un appiglio giuridico, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha inviato una lettera alla Telt (la società italo-francese incaricata da gestire le procedure e lo sviluppo della tratta) per autorizzare l’approvazione di avvisi per i 2,3 miliardi del tunnel di base della Tav con la clausola di dissolvenza. Nella stessa lettera invita la società ad “astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attivita’ che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara”. Telt ha replicato che non fara’ partire le gare senza l’ok dei due esecutivi: “la successiva fase di trasmissione dei capitolati per la presentazione delle offerte” sara’ sottoposta “al preventivo avallo dei due governi”. 

Ma il Cda che si riunirà lunedì prossimo autorizzerà gli inviti per i lotti francesi del tunnel. Lo farà sfruttando una norma inserita nel nuovo codice degli appalti francese che permette di dichiarare all’occorrenza “senza seguito” una procedura di gara già pubblicata, ma per cui nel frattempo siano venute meno le volontà politiche di procedere.  Negli inviti a presentare la propria candidatura per gli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, 57,5 chilometri tra Italia e Francia, sarà quindi inserito un “esplicito riferimento” alla facoltà per la stazione appaltante – in questo caso appunto Telt – di non dar seguito alla procedura. E questo “in qualunque momento”, senza che ciò generi oneri “ne’ per la stazione appaltante ne’ per gli Stati”.

L’iter dunque sara’ avviato in modo da “rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento europeo per il 2019. Non solo, la societa’, partecipata al 50% dal governo francese senza intermediari e al 50% da Ferrovie dello Stato, lancia un segnale di attenzione: un nuovo rinvio della pubblicazione “oltre il mese di marzo comporterebbe la riduzione della sovvenzione europea di 300 milioni di euro”. Questa perdita di finanziamento pubblico avverte Telt “rischia inoltre di chiamare in causa la nostra responsabilita’ civile e amministrativa, come conseguenza dell’inerzia decisionale su una materia di nostra competenza”.

L’esecutivo italiano vuole “ridiscutere integralmente il progetto”. “L’analisi tecnica effettuata dagli esperti nominati dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e le conseguenti considerazioni politiche sin qui effettuate ci impongono di rivalutare la realizzazione dell’opera, la cui corrispondenza all’interesse pubblico non appare affatto scontata”, scrive Conte e, nella lettera inviata, aggiunge: “Al momento appare necessario, da un lato, evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull’erario italiano e, dall’altro, adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’Unione europea. Tutte le prossime iniziative che vorrete intraprendere, dovranno rispettare, pertanto, questa duplice esigenza, avendo cura che sia garantita la piena reversibilita’ di qualunque attivita’ giuridica o scelta posta in essere”.

Insomma una scelta salomonica, che decide di non decidere e di rinviare di qualche mese una decisione definitiva che comunque dovrà arrivare. Questa ‘non scelta’, però, consente a Lega e Movimento 5 stelle di superare lo scoglio delle elezioni europee ed amministrative del 26 maggio presentandosi agli elettori potendo rivendicare gli uni di aver bloccato l’opera e gli altri di non averla bloccata. Una colossale presa in giro. 

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