Spesso si dice che “il petrolio dell’Italia è il suo patrimonio culturale”. Una frase logora e abusata, ma che nella sua esagerazione contiene una dose di verità assoluta. L’Italia è una delle mete turistiche più ambite in tutto il mondo, soprattutto dei cittadini dei Paesi in maggior sviluppo e più popolati. Cina in primis.
Nei giorni scorsi è stato diffuso un rapporto realizzato dall’Ufficio Studi Enit sulla base di dati Unwto, Banca d’Italia, Etc, Istat, Eurostat, Forwardkeys nonché dal monitoraggio delle 30 sedi nel mondo dell’Agenzia Nazionale del Turismo, nel quale si evidenzia che l’Italia rappresenta la meta preferita dei visitatori cinesi. Siamo i primi in Europa, superando Francia, Germania e Spagna. I numeri dicono che nel 2018 si sono registrati 3 milioni di arrivi e 5 milioni di presenze, con un incremento per il 2019 che si aggira attorno al 20%.
Una quota destinata a crescere e che impone al nostro sistema-Paese di gestire quest’onda per non esserne travolti. E dunque promuovere anche mete turistiche diverse da quelle tradizionali, preservare i centri storici, tutelare le nostre bellezze dal consumo vorace e insensato del “mordi e fuggi”, qualificare l’offerta, realizzare le infrastrutture di mobilità che servono. Ciò significa completare gli investimenti in essere per favorire gli spostamenti, realizzare le opere pubbliche, potenziare i collegamenti aerei. 
Se affronteremo questa sfida giocando al ribasso (sui prezzi e sulla qualità) a risultati positivi nel breve periodo, seguirà un progressivo impoverimento dei territori e l’Italia perderà anche questa opportunità. Il futuro economico del nostro Paese, invece, ha bisogno di trovare nel turismo una nuova via su cui programmare il proprio futuro. La ‘domanda’ di Italia è altissima ovunque nel mondo; ora sta a noi, e alla Romagna in particolare, sapere proporre un’offerta all’altezza delle aspettative.

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