Scrivo questo aggiornamento in diretta dall’aeroporto di Ashgabat, capitale del Turkmenistan. Negli ultimi tre giorni, infatti, sono stato impegnato assieme ad altri tre colleghi in una serie di incontri istituzionali ed economici qui e in Uzbekistan, finalizzati a dare supporto ai nostri rappresentanti impegnati in loco e alle nostre aziende che lavorano da questa parte del mondo. L’Italia non ha un fitto interscambio con questi Paesi, ma ha anche alcuni specifici e grandi interessi. Ad esempio quelli che riguardano il settore “oil&gas” con Eni impegnata come azienda di primissimo piano nell’estrazione e diffusione del petrolio. 

Il Turkmenistan è uno Stato particolarmente delicato (tra i meno conosciuti dell’Asia centrale) per una forma di governo presidenziale con una democrazia piuttosto sfumata: ad esempio, internet è assai poco diffuso e tutti i principali canali di comunicazione (Facebook, Twitter, Instagram, ma soprattutto Whatsapp, Telegram e Messenger) ed è uno dei motivi per i quali non ho potuto avere la consueta rapidità di confronto con tanti che mi hanno scritto. Sui diritti umani, ad esempio, ci sono stati richiami formali da parte di varie organizzazioni internazionali e la stessa Italia si è fatta sentire più volte per evidenziare violazioni e cedimenti.

Il governo di Ashgabat ha un ruolo strategico perché si colloca in una posizione di neutralità assoluta, ma non di indifferenza; si trova al confine tra Iran, Afghanistan, Uzbekistan, Kazakistan ed è affacciato sul Mar Caspio. E’ una potenza energetica (la quarta al mondo per riserve di gas naturale). Per questo incontrando i vertici del ministero degli Esteri abbiamo parlato dell’impegno comune contro il terrorismo, contro il narcotraffico e soprattutto per la stabilità della situazione politica nell’Asia centrale, da cui dipendono molti equilibri mondiali. 

Abbiamo parlato anche della ratifica di due accordi bilaterali che riguardano la Promozione e protezione degli investimenti, accordi bilaterali e lo sviluppo delle relazioni nel settore della Difesa. Quest’ultimo è un tema su cui ci siamo molto soffermati: attenzione, non per parlare della vendita di armi, ma di impianti satellitari evoluti, nautica, componenti elettronici. Già ora il primo sistema di telecomunicazioni via satellite di cui il Turkmenistan si è dotato è realizzato dall’industria italiana. Una relazione che vale la pena provare ad ampliare, vista la leadership internazionale del settore che l’Italia può vantare.

La nostra presenza ha permesso di toccare anche il rispetto dei diritti umani, argomento molto delicato e su cui sono direttamente impegnato come segretario della Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del consiglio e interni. Qui in Turkmenistan, pur con considerevoli progressi compiuti negli ultimi 2-3 anni (tra cui l’individuazione di una apposita autorità di tutela delle libertà civili e individuali) ci sono ancora troppe limitazioni. Non sono ancora adeguatamente tutelate le minoranze religiose, non sono ancora sufficientemente garantite le libertà di espressione e di informazione, non è garantita la possibilità di avere un processo chiaro e trasparente, ci sono ancora troppe discriminazioni.

Nel corso della visita ci siamo occupati anche degli accordi di collaborazione con l’Unione europea, approfittando anche della concomitante visita ad Ashgabat della vice presidente della Commissione europea con delega alla politica estera, Federica Mogherini, con la quale ha aperto la sede diplomatica dell’Unione europea e riaffermato una serie di collaborazioni su vari campi. 

Abbiamo incoraggiato, poi, una visita in Italia del presidente turkmeno per approfondire i molti temi di interesse comune, oltre alla necessità di costituire un gruppo di amicizia tra i due parlamenti per accrescere la collaborazione tra i nostri paesi su quegli argomenti di cui i governi non possono parlare. Lo abbiamo già fatto con Taiwan, con buoni risultati, e ci aspettiamo di poter fare un buon lavoro anche qui. Per questo abbiamo incontrato la presidente del parlamento turkmeno e tutti i presidenti delle commissioni parlamentari, proprio allo scopo di costruire nuove relazioni con uno Stato rispetto al quale l’attenzione dell’Italia è ancora insufficiente.

Il mondo è pieno di opportunità per l’Italia (che, ad esempio, è tra i soli 5 Paesi europei ad avere aperto una ambasciata in Turkmenistan), il nostro “made in”, le nostre competenze, il nostro prestigio sono richiestissimi soprattutto negli stati emergenti. Investire in politica estera è necessario per poterle cogliere e non lasciare terreno ad altri Paesi che hanno meno capacità di noi; ma soprattutto per andare a caccia di nuovi impulsi per le nostre imprese e la nostra economia. Ecco perchè oltre all’impegno sul territorio ho sempre cercato e cercherò sempre di accompagnare uno sguardo e un impegno diretto su quello che succede nel mondo. Troppo ambizioso? Può darsi, ma senza ambizione ogni risultato è impossibile.

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