Dopo un colloquio assieme al sindaco Roberto Balzani, abbiamo raccolto alcune riflessioni in alcuni punti sintetici che qui pubblichiamo come contributo alla discussione sulla prospettiva del centrosinistra italiano. Consapevoli che una riflessione critica e costruttiva deve interessare indistintamente tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali e politiche.

Quale sarà il futuro prossimo del governo e del Parlamento non è chiaro e, probabilmente, non lo sarà per un po’ di tempo. A noi invece paiono chiare alcune cose, che vorremmo condividere con tutto il mondo del centrosinistra e oltre.
1. Nonostante  protagonisti siano stati ancora i “vecchi”, cioè uomini nati nella prima  del Novecento, con le elezioni del 2013, per amore o per forza, la linea di demarcazione fra la cosiddetta Seconda Repubblica, quella del bipolarismo imperfetto, e un equilibrio tutto da costruire, è tracciata. Non si torna indietro.

2.  Le categorie del XX secolo, per favore, mettiamole in archivio: laici/cattolici, fascisti/comunisti, ecc. Non servono. Non ci crede più nessuno, salvo quelli che cercano di utilizzarle per rivendicare posti, da Roma alle periferie, nei consigli di amministrazione, nei ministeri, nelle banche, nelle fondazioni, negli enti. Però pochi, grazie a Dio.

3. Il centro-sinistra ha bisogno in primo luogo di un bagno di umiltà e poi di un bagno nella realtà: troppi temi che danno sostanza alla vita quotidiana (i pagamenti alle imprese che lavorano per la pubblica amministrazione, la qualità dell’aria, il paesaggio martoriato, le peripezie dei giovani fra formazione e lavoro, la burocrazia invincibile, la giuridificazione dei rapporti sociali, ecc.) sono stati affrontati, o forse percepiti, in maniera astratta. Così la gente ha finito per credere piuttosto a chi sventolava il rimborso IMU come propaganda elettorale.

4. I convegni tradizionali in cui ci si parla tra noi e con noi, proviamo a superarli e ridurli al minimo indispensabile. E tentiamo di inventarci qualcosa d’altro, per comunicare a chi non è già della nostra idea. Magari mettendo in pista tutte quelle energie che le primarie hanno liberato ma che poi, nella campagna elettorale, sono state compresse dalla verticalizzazione della comunicazione, incentrata sul Segretario/Candidato premier e schiacciate sulla sua figura dai grandi mezzi di informazione.