Una conferma per l’Università di Bologna che spinge ad investire sempre più sul decentramento universitario e sulla qualità del nostro sistema educativo: anche quest’anno, nella classifica stilata dal “QS World University Ranking”, l’Alma Mater Studiorum figura nella top 200 degli atenei di tutto il mondo. In particolare, l’ateneo guadagna otto posizioni rispetto al 2017, passando dal 188 al 180esimo posto. Inoltre è la prima Università in Italia per l’indice di “reputazione accademica” (77esima al mondo), il parametro più rilevante per formulare il giudizio complessivo su un ateneo.

Per quel che riguarda invece il versante della “ricerca scientifica” (“Citations per Faculty”), Unibo guadagna addirittura 75 posizioni rispetto al 2017.

Investire sull’Università e la ricerca significa migliorare il futuro delle nuove generazioni e la qualità della società del domani. Il decentramento dell’Università di Bologna in Romagna ha rappresentato una delle intuizioni più felici e lungimiranti degli ultimi decenni: ha garantito una maggiore offerta sul piano della didattica e la trasformazione stessa delle città che hanno accolto negli anni decine di migliaia di studenti, in Italia e dall’estero.

Prendiamo Forlì come modello: una città oggi a pieno titolo universitaria che ha rivalutato una zona nel cuore del proprio centro storico per accogliere migliaia di studenti grazie a corsi innovativi e di riconosciuta qualità.

Negli ultimi anni lo sforzo per completare il Campus di Forlì, il “più bello d’Italia” come ha affermato di recente il rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, è stato totale e costante: aver ottenuto da Roma un finanziamento di 3,8 milioni di euro permetterà infatti di ultimare il progetto con la ristrutturazione del padiglione Sauli-Saffi (dal costo complessivo di oltre 9 milioni). Un Campus che non appartiene solo agli studenti e al personale didattico ma a tutta la città.

Ora su due cose bisogna concentrare la progettazione futura per il nostro Campus. La prima è il potenziamento della didattica: non basta investire negli edifici, serve farlo anche sugli insegnamenti; la seconda è lavorare per integrare sempre più la città universitaria con la comunità forlivese.