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Il grido d’allarme delle cooperative sociali non può rimanere inascoltato dal futuro governo nazionale. Tanto più se arriva dalle organizzazioni del nostro territorio provinciale, dove la cooperazione sociale rappresenta, in tutte le sue forme, una ricchezza con pochi eguali in Italia.

Ritengo che la collaborazione tra il pubblico e il privato nella gestione di servizi pubblici, debba essere sempre più intesa non in chiave competitiva (il pubblico contro il privato), ma in chiave collaborativa (il pubblico assieme al privato). In un rinnovato sistema di welfare in cui al pubblico spetti sempre più il ruolo di regolatore dei parametri minimi e della qualità dei servizi, nonchè di garante dell’universalità di accesso ai servizi stessi (che per noi è un punto irrinunciabile).

Purtroppo negli ultimi anni, oltre al taglio drastico dei fondi nazionali per le politiche sociali (cui si accompagna la crisi di risorse per gli enti locali), abbiamo assistito anche ad un aumento sconsiderato della tassazione sulle cooperative sociali, che rischia di appesantirsi ulteriormente con l’aumento dell’Iva che andrebbe scongiurato dal prossimo governo. Il mio impegno sarà quello di sostenere in sede parlamentare tutte le azioni che andranno nella direzione di rifinanziare i fondi destinati al sociale, a cominciare da quello per la non autosufficienza.

Sul pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti di imprese e cooperative sociali che attendono da mesi i propri soldi, la proposta che formuliamo nel caso tocchi a noi governare, prevede lo stanziamento di 10 miliardi di euro l’anno per cinque anni (finanziati con titoli di Stato) che consentano di immettere subito liquidità nel ciclo economico, ma soprattutto di dare fiato a quei soggetti che rischiano di soccombere sotto il peso di oneri finanziari insostenibili.

Infine penso che l’Economia sociale rappresenti una opportunità anche in termini di sviluppo per il nostro Paese, offrendo anche occasioni per creare nuova e buona occupazione, soprattutto per le giovani generazioni. Occorre, quindi, identificare un ministero dell’Economia sociale, sull’esempio di quanto ha fatto il presidente Francois Hollande in Francia, che consenta di fare da raccordo tra i tanti ministeri e soggetto che ruotano attorno al grande mondo delle politiche sociali: associazioni, organizzazioni no-profit, volontariato, cooperative sociali. Serve un punto di raccordo anche per poter delineare meglio gli adeguati provvedimenti che servono al settore.