Importante accordo raggiunto a Bruxelles tra i Capi di Stato di Governo dei 27 stati membri dell’Unione europea. L’intesa riguarda l’approvazione del bilancio pluriennale per il 2021-2027 e del Recovery Fund da 750 miliardi di euro per la ripresa dopo la crisi provocata dalla pandemia.

Sono stati superati, dunque, i punti di forte tensione con Ungheria e Polonia, che avevano finora messo il veto sull’approvazione degli accordi perchè rifiutavano di vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dei principi dello stato di diritto. Dunque è necessario ammettere che su questo punto c’è stato un parziale cedimento da parte dell’UE, che però porta a casa un’intesa da migliaia di miliardi e il via libera al Recovery plan, che vale da solo 750 miliardi di euro di cui 209 destinati per l’Italia.

Nella sostanza Orban e Morawiecki, i due premier ungherese e polacco, hanno accettato il vincolo sullo Stato di diritto, ma con alcune rilevanti condizioni. Entrerà in vigore soltanto a partire dal primo gennaio e soltanto in relazione al budget appena approvato: dunque non potranno essere in alcun modo messe in discussione le somme che si stanno erogando attualmente, ma solo quelle previste dalla successiva entrata in vigore dell’accordo.

L’intesa raggiunta dispone, poi, che nell’eventualità in cui uno stato membro decida di fare ricorso contro il meccanismo sullo stato di diritto (ed è ovvio che Ungheria e Polonia lo faranno), sarà necessario aspettare una sentenza della Corte di giustizia europea prima di poter attivare le conseguenze previste per chi non rispetta quelle clausole. Nel frattempo saranno passati molti mesi.

L’accordo siglato a Bruxelles raggiunge un duplice scopo: evita che per la prima volta l’Unione europea vada in esercizio provvisorio (cosa che sarebbe avvenuta se non si fossero messi d’accordo sul bilancio Ue) e permette di far partire il piano “Next Generation EU”, previsto dal più famoso “Recovery plan”, garantendo un coinvolgimento di tutti gli stati membri. Senza l’intesa tra tutti gli Stati, infatti, per aggirare il veto di Ungheria e Polonia si sarebbe dovuto ricorrere a percorsi inediti. I leader europei hanno preferito cercare l’unanimità.

Saranno i fatti a dimostrare se avevano ragione: di sicuro quel che va evitato a questo punto è che ci sia un calo di attenzione sul rispetto dei principi cardine delle democrazie liberali che sono le fondamenta del progetto europeo.