Intervento pubblicato sul “Resto del Carlino” del 27 giugno 2021

Oggi tutti, ma proprio tutti, esultano per la riapertura del ‘Ridolfi’; ma ancora due anni fa, nell’estate del Papeete, ormai non ci credeva più nessuno. Salvo gli imprenditori della società di gestione e pochissimi altri, tra cui il sottoscritto che compì gli atti necessari in parlamento (e non solo) per consentire la riapertura.

Quello che conta oggi è il futuro e ora abbiamo la possibilità di programmarlo contando anche su un aeroporto attivo, attrattivo, rinnovato. Superati i piccoli problemi organizzativi (fisiologici e imputabili peraltro alle compagnie aeree), lo scalo di Forlì già ora sta dando un contributo alla ripartenza con i suoi dipendenti diretti, quelli dell’indotto e le opportunità che sta generando.

Anche il cambio di contesto è incoraggiante. Chi avrebbe immaginato fino a poco tempo fa una conferenza stampa del sindaco di Ravenna (di cui ricordiamo in passato dichiarazioni non certo benevole verso la riapertura del ‘Ridolfi’) per promuovere i voli dell’aeroporto di Forlì? Nessuno, credo.

È un fatto significativo di come stanno cambiando rapidamente le cose: ora tutti gli attori devono cambiare mentalità. Per prime le istituzioni, che devono pensare in grande, osare, puntare a investimenti ambiziosi.

Si stanno esaurendo opere e progettazioni che vengono da anni passati: come ci immaginiamo la Forlì del 2040? All’orizzonte non si vede nulla salvo qualche titolo, ma è tempo di pensarci e agire, anche per non perdere il treno dei fondi messi a disposizione dal Recovery plan.

Non è solo questione di nuove infrastrutture e collegamenti (la nuova Ss67, la nuova via Emilia), ma anche di quale traiettoria dare al territorio. Ed è su questo che serve aprire un cantiere trasversale dentro e fuori le istituzioni. Il futuro è di tutti, non di una parte, e va impostato adesso.