Rieccomi con i consueti aggiornamenti, in ritardo rispetto al solito per la mole di incontri, riunioni e attività di commissione, ma anche a causa di un importante impegno personale che mi ha impedito di trovare il tempo per scrivere di mio pugno (come faccio sempre).Partiamo dai fatti più recenti: alla Camera ieri abbiamo approvato il decreto “Natale” che contiene gli interventi economici a sostegno delle attività colpite dalle chiusure natalizie e lo “scostamento di bilancio”, per mettere a disposizione altri 32 miliardi di euro di fondi da dedicare ai “ristori” destinati a imprese e attività penalizzate dalle chiusure. Provvedimenti necessari e che vanno sostenuti in ogni modo.
Lo dico subito con grande chiarezza per chi non ha voglia di leggere tutto: sosterrò sempre tutti i provvedimenti importanti e utili al Paese a prescindere, da come si concluderà la vicenda del Governo.

Decreto “Natale”: il testo ufficiale e il dossier di approfondimento
La relazione sullo scostamento di bilancio


Veniamo alla vicenda del Governo. Cosa è successo e costa sta succedendo?
Si è aperta nei giorni scorsi una discussione a seguito della decisione di due ministre (Teresa Bellanova e Elena Bonetti) e di un sottosegretario (Ivan Scalfarotto) di dimettersi dai propri incarichi. Qui trovi la loro lettera di dimissioni, che spiega meglio delle mie parole le ragioni.

E’ un fatto senza precedenti negli ultimi 30 anni, l’ultima volta risale al 1990 (qui l’articolo originale dall’archivio di ‘Repubblica’) quando 5 ministri della Democrazia cristiana si dimisero dal Governo Andreotti VI in dissenso per l’approvazione della legge Mammì, la legge sul sistema radiotelevisivo che avrebbe permesso la trasmissione (anche in diretta) alle emittenti private, e che quindi regolarizzava una volta per tutte la posizione delle reti di Silvio Berlusconi. Tra quei ministri c’erano anche Sergio Mattarella e Mino Martinazzoli.

Perchè un gesto così forte in una fase di pandemia e con una mole enorme di risorse europee da spendere? Proprio per i motivi da cui nasce la domande. Oggi come allora, le ragioni di questo gesto risiedono nella consapevolezza della gravità del momento che stiamo vivendo e nella assoluta necessità di uscire da una situazione di immobilismo che sta fiaccando il Paese.

La rinuncia a posti di governo è un atto che ha lo scopo di favorire un rilancio dell’azione governativa, per provare a correre più veloci, dare risposte più efficaci a studenti, lavoratori, imprese e a farlo in modo trasparente nei luoghi istituzionali.Abbiamo provato per 8 mesi a porre questi problemi nei luoghi appropriati: nelle commissioni parlamentari, in Aula, nelle riunioni di maggioranza. Non abbiamo ottenuto quasi nulla.A quel punto, lavorando in gruppo e ascoltando le tante organizzazioni economiche, sindacali, sociali, abbiamo attivato altre iniziative:
– una lettera privata e pubblica al presidente del Consiglio (la trovi qui), che non ha mai trovato risposta pubblica o privata.
– predisposto 62 osservazioni, proposte, idee per migliorare il “Recovery plan” (le trovi qui) dopo il tentativo di approvarlo con blitz notturno. In piccola parte è stato recepito, ma restano criticità enormi.
– elencato, in una lettera inviata al Partito Democratico e al suo principale esponente dopo il segretario Zingaretti, Goffredo Bettini, i 30 temi irrisolti e su cui è necessario un chiarimento: li trovi qui.
– elaborato un piano di azioni per l’Italia del 2030, presentato pubblicamente e inviato personalmente al presidente del consiglio. Trovi tutto qui.

A tutte queste sollecitazioni abbiamo ricevuto risposte minime e soprattutto grandi silenzi. Chi avrà la pazienza di leggere ciò che abbiamo elaborato, proposto e – non ricevendo riscontri – messo per iscritto, si renderà conto che si tratta di idee, questioni concrete, ipotesi di lavoro. Si possono condividere o meno, ma di questo si tratta. Ed è ciò di cui dovrebbe occuparsi la politica.Serviva una scossa che, senza provocare la caduta del Governo, imponesse un cambio di agenda, un cambio di passo, un nuovo slancio al Governo. Che sono le stesse richieste formulate dagli amici del Partito Democratico nei mesi e nelle settimane scorse, ma anche in queste ore. Tutti chiedevano una svolta, consapevoli degli enormi problemi di gestione, ma nessuno faceva il primo passo.
Sarebbe stato meglio evitarlo? Sì.
Si poteva andare avanti così? No.
Vogliamo un Governo migliore, non indebolire il Governo. Se ci interessava mandare a casa Conte, se volevamo farlo cadere, se le questioni erano di potere o di posti, di fronte alla prova di forza che il premier ha voluto cercando i voti dei “responsabili” in parlamento (con un pubblico e plateale tentativo di convincere singoli parlamentari in cambio di ruoli, visibilità e chissà altro – peraltro usando anche altre strutture dello Stato come ha messo in evidenza La Stampa) avremmo votato contro la fiducia che il premier ha chiesto alle Camere e non ci saremmo, invece, astenuti.L’astensione ha voluto essere il segno tangibile che non si vuole distruggere – come viene detto falsificando la realtà e oscurando ogni ragione di contenuto -, ma ricostruire: partendo da una modalità diversa di governare (che in questi mesi ha sospeso in molti casi la democrazia parlamentare e imposto letture forzate che non hanno consentito neppure la modifica di molti provvedimenti, persino la legge di bilancio) e anche da una squadra maggiormente all’altezza delle sfide che abbiamo davanti, capace di scrivere un piano serio per la gestione dei fondi europei.Un esempio concreto? Il Recovery plan (qui il testo, per chi vuole leggerlo) – cioè il piano italiano per spendere 209 miliardi di euro di finanziamenti europei – è migliorato grazie al nostro contributo (diversamente sarebbe stato votato senza che molti ministri lo avessero letto), ma continua ad essere carente. Non lo diciamo solo noi, ma lo ha affermato pubblicamente anche l’ex premier Paolo Gentiloni dal suo ruolo di Commissario europeo agli Affari economici.

Al di là della retorica della paura e dell'”andrà tutto bene”, oltre alla narrazione dominante di questi giorni concentrata su tutto fuorchè sui temi concreti che sono stati posti, a tante persone è chiaro ed evidente che non sta affatto andando tutto bene. Basta parlare con studenti, lavoratori, piccoli e medi imprenditori, professionisti, operatori sanitari, associazioni, terzo settore, mondo della disabilità.So che in tanti non hanno capito questa mossa, ma so anche che tanti (soprattutto i “non garantiti”) sono convinti che non si possa andare avanti così.Perchè non puoi governare un Paese usando solo la strategia della tensione mediatica e dell’incertezza, utilizzando l’emergenza come collante e la paura dell’avversario (Salvini-Meloni) come giustificativo di ogni scelta, anche delle più sbagliate; un Governo ha il dovere di gestire bene gli affari correnti e, come avviene in tutti i principali stati evoluti, di indicare una via, un futuro, una prospettiva. Non deve preoccuparsi dell’indice di gradimento, ma degli indici economici, occupazionali, sociali.

Tanto più avendo a disposizione complessivamente 300 miliardi di euro di fondi europei da spendere nei prossimi anni. Da investire però, non da buttare in bonus e microbonus o misure assistenzialistiche, magari gestite da task force che non rispondono a nessuno se non a una sola persona.

Non abbiamo creato una crisi di Governo, perchè quella si innesca solo nel momento in cui un Presidente del Consiglio dovesse dimettersi o essere sfiduciato dal parlamento. Non abbiamo chiesto al Presidente di andare in parlamento a chiedere la fiducia, quella è stata una sua scelta in risposta alle nostre sollecitazioni: abbiamo chiesto al presidente di avere una gestione più efficace, condivisa, concreta dell’azione di Governo e di disegnare insieme un patto per il futuro del Paese.
Ma Conte è il politico più popolare d’Italia, siete matti a volerlo cambiare?
Non vogliamo cambiare Conte, non vogliamo personalizzare una questione che non riguarda due persone ma tutti gli italiani: stiamo parlando della gestione del Paese e del futuro dei nostri figli e nipoti. Vogliamo cambiare i dati del Pil, la qualità delle risposte alle persone e alle imprese, soddisfare le esigenze delle categorie più svantaggiate
Andrete all’opposizione con Salvini e la Meloni?No. Mai. Sia come gruppo, ma soprattutto e come singolo parlamentare non accetteremo mai di governare con Salvini e Meloni e di collocarci sulle loro posizioni. Il mondo non è diviso in due blocchi come ai tempi del muro di Berlino. Esistono altre posizioni e si può non essere in maggioranza senza per questo collocarsi fuori dal centrosinistra.Non è per questo che siete stati votati.Capisco questa obiezione. E del resto l’attuale Governo e il precedente accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 stelle, con il progressivo appiattimento del primo a favore del secondo, non era certo ciò che si aspettavano gli elettori che avevano scelto il centrosinistra nel 2018. Non credo che la prospettiva di inglobare Renata Polverini e i no-vax, di sacrificare ogni propria idea a favore di quelle di un partito di stampo populista, fosse nelle prospettive di chi ha votato centrosinistra. Poi si può contestare tutto, ma questa è la realtà che il susseguirsi degli eventi dal marzo 2018 ad oggi hanno prodotto.Cosa succederà ora?
Il Governo ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Tecnicamente può proseguire la sua attività, ma sarebbe incredibile che Conte, Movimento 5 stelle e Partito Democratico (col quale continuo a lavorare in modo molto proficuo su molti temi) scegliessero di tirare a campare anzichè accettare di rimettersi in discussione e ad accettare con spirito critico un’analisi seria su quel che si è fatto fin qui e su ciò che dobbiamo fare per costruire il futuro dal Paese. Migliorando il tanto che si può migliorare, rafforzando il buono che si è fatto.Superando le ideologie che ci stanno privando di investimenti e opportunità, Conte potrebbe vantare una maggioranza schiacciante perchè ai 157 senatori che lo hanno votato al Senato si sommerebbero i 17 di Italia Viva arrivando a 174 (il quorum è 161) e alla Camera potrebbe aggiungere ai 321 voti che ha i 28 di Italia Viva arrivando a 349 (il quorum è 316). Numeri che pochi governi hanno potuto vantare: perchè rinunciare a questa opportunità? Non posso credere che i veti personali impediscano questa opportunità.
Insomma, la questione è che si può cambiare passo senza trasformare il parlamento in un “foro boario” come abbiamo visto fare nei giorni scorsi. Lo dico essendo stato io stesso oggetto di “offerte” esplicite e non. Preferire la compravendita dei parlamentari alla costruzione di un progetto politico è da irresponsabili ed è la negazione della politica.Si può rilanciare l’azione di governo con un progetto più ambizioso, che guarda al futuro e non solo alle prossime elezioni, ma mettendo al centro idee, progetti e visione per il futuro del Paese.

Ho fatto, sto facendo e farò tutto il possibile affinchè si possano ricostruire le condizioni per una collaborazione basata sulla comunanza di vedute e sulle cose da fare. Senza rassegnarsi all’impostazione populista del Presidente del consiglio e del suo partito di riferimento. Ho ben chiaro chi sono i nostri avversari: non intendo e non intendiamo giocare in quella metà del campo.
Agiremo, agirò nell’interesse dell’Italia e seguendo, come sempre, quel che ritengo giusto: perchè credo sia chiaro a chiunque che se avessi a cuore soprattutto la mia convenienza personale (come ho sentito dire in una campagna d’odio e denigrazioni senza precedenti innescata a livello locale, che è arrivata persino a colpire i miei familiari), oggi come in passato avrei fatto altre scelte.Ho scelto, però, di impegnarmi in politica l’ambizione di servire la mia comunità, di provare a incidere sul destino del Paese, che non credo possa permettersi di rassegnarsi alla teoria della “decrescita felice”, del giustizialismo, del populismo in cravatta e pochette.
E non intendo rinunciare proprio ora, in questo momento così cruciale per il presente e il futuro del Paese, a questa funzione.Un caro saluto, a presto!
Marco
P.S. Un grande GRAZIE alle persone che civilmente in questi giorni mi hanno fatto pervenire i loro commenti critici, a chi mi ha sostenuto e a chi mi ha fatto arrivare la propria solidarietà e vicinanza umana di fronte alle innumerevoli cattiverie subite.
Le famiglie, i genitori, i figli, non dovrebbero mai essere tirati in ballo: nemmeno di fronte alle critiche più aspre. L’avversario, o chi ha un’opinione diversa dalla propria, non dovrebbe mai essere trasformato in nemico.