Con l’approvazione del disegno di legge sulle Province, Città metropolitane e Unioni-Fusioni di Comuni firmato dal ministro Graziano Delrio, il sistema delle istituzioni italiane cambia volto e lascia l’elezione diretta dei suoi componenti solo per le Regioni e i Comuni. Quello che ha lasciato sorpresi è stata l’inedita alleanza all’opposizione tra Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord, che hanno concordato ogni singolo passo nel tentativo di far saltare l’approvazione del disegno di legge e dunque provare a lasciare tutto così com’è. Addirittura in tre occasioni hanno abbandonato l’aula, senza votare la legge (neppure contro), compiendo un atto scorretto e irrispettoso delle istituzioni. Peccato, davvero, da chi si era candidato per cambiare tutto e alla fine non ci sta aiutando a cambiare nulla.

Un’ulteriore considerazione per il nostro territorio romagnolo. Qualche tempo fa l’idea di costituire un’unica Provincia della Romagna era qualcosa di condiviso e approvato da tutti; poi decadde il Governo Monti e nessuno più ne ha parlato. Io credo che il tema sia ancora attuale, anche se le Province saranno superate. Non si chiamerà Provincia, magari avrà un altro nome, ma un luogo della decisione che abbia una dimensione romagnola ci serve come il pane. Coordinare i progetti e le azioni su scala romagnola è l’unica carta che abbiamo per giocare la sfida del futuro. Insisteremo sul punto.

Di seguito, per punti, una sintesi dei contenuti più importanti del provvedimento approvato nella notte di sabato alla Camera. Per ulteriori info, scrivimi a comunicazione@marcodimaio.info

CITTA’ METROPOLITANE – Nel testo originario erano nove: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, piu’ Roma Capitale con disciplina speciale. Per Reggio Calabria, commissariata dal 2012, viene previsto un iter differente dalle altre: l’avvio della citta’ metropolitana viene rinviato all’uscita dal commissariamento. Con gli emendamenti approvati e’ stata prevista la possibilita’ per le province con piu’ di un milione di abitanti di chiedere la trasformazione in citta’ metropolitana, che pero’ dovra’ avvenire con apposita legge da adottare con la procedura dell’articolo 133 della Costituzione. Il ddl, che da’ attuazione alle Citta’ metropolitane gia’ previste dalla Costituzione ma mai decollate, le pensa come enti di secondo grado.
Avranno funzioni istituzionali di programmazione e pianificazione dello sviluppo strategico, coordinamento, promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione. E ancora, funzioni di pianificazione territoriale generale, promozione dello sviluppo economico, mobilita’ e viabilita’, ferme restando le competenze delle Regioni. Alla citta’ metropolitana vengono trasferiti patrimonio, risorse e personale della Provincia.

IL SINDACO METROPOLITANO – E’ il sindaco della citta’ capoluogo a meno che lo statuto non se ne decida la elezione diretta, che pero’ richiede apposita legge elettorale e la divisione del Comune capoluogo in piu’ comuni. Avra’ un consiglio di consiglieri comunali del territorio e un’assemblea di sindaci. PROVINCE: In questa fase di transizione saranno enti di secondo grado, manterranno le funzioni di pianificazione riguardo a territorio, ambiente, trasporto, rete scolastica. L’unica funzione di gestione diretta riguardera’ la pianificazione, costruzione e manutenzione delle strade provinciali. Con la redistribuzione di funzioni e personale tra Regioni e Comuni, e solo in piccola parte alle Province, viene redistribuito sia il patrimonio, sia il personale (circa 56mila persone) con lo stesso compenso.

PROVINCE, VIA IL PERSONALE POLITICO – E’ previsto l’immediato superamento del livello politico elettivo dall’approvazione della legge: presidenti, giunte, consiglieri staff; si calcolano circa 5.000 persone considerando tutti i posti previsti, anche quelli delle province oggi commissariate.
UNIONI DI COMUNI: Nell’ottica dell’efficacia, ottimizzazione e semplificazione il disegno di legge da’ forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni perche’ si organizzino in Unioni dei comuni semplificando i percorsi burocratici. Anche le Unioni sono formate da sindaci impegnati a titolo gratuito e non prevedono personale politico appositamente retribuito. Per incentivare le Unioni, le Regioni possono decidere misure specifiche nella definizione del patto di stabilita’ verticale.

RIORGANIZZAZIONE ENTI INTERMEDI – Il disegno di legge prevede, insieme alla redistribuzione delle funzioni delle Province, di redistribuire anche le funzioni e i compiti degli enti pubblici intermedi e la loro conseguente soppressione, salvo i pochissimi casi di cui si ravvisi la necessita’ di sussistere.

REGIONI A STATUTO SPECIALE – Per le Regioni a statuto speciale vale, come sempre, disciplina autonoma: sia per le Province, sia per le Citta’ metropolitane le scelte vanno assunte coerentemente con lo statuto della regione.