Articolo pubblicato sul “Corriere Romagna” ed. Forlì-Cesena del 22 novembre 2020
di Eleonora Vannetti

Da domani l’Ausl Romagna si avvarrà anche dell’utilizzo di tamponi rapidi per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus. «Già oggi quotidianamente svolgiamo un’atti – vità tale per cui vengono processati circa 6 mila 500 tamponi molecolari – dice il direttore de ll ’ospedale “Morgagni Pierantoni”, Paolo Masperi durante una diretta facebook con il deputato Marco Di Maio e Claudio Vicini, direttore di dipartimento dell’Ausl Romagna –, con l’introduzione di tamponi rapidi si amplia ulteriormente il raggio d’azione. Ciò che mi preme sottolineare è che i nuovi test non hanno minor sensibilità rispetto a quelli che già oggi utilizziamo. È bene chiarire che il tampone rapido, che ci consente di avere una risposta in una ventina di minuti, è utile per l’indagine mentre il tampone molecolare ha una valenza diagnostica. Quindi è necessario utilizzarli nelle occasioni giuste».

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La suddivisione
Non a caso l’Ausl Romagna si è data un preciso indirizzo. «I tamponi rapidi potranno essere effettuati al drive through, che per Forlì si trova alla Fiera. Dopo di che, questi, verranno inviati a Pievesistina, il laboratorio è in grado di processarne 1.500 ogni giorno –precisa Masperi –. I test rapidi verranno impiegati anche nei Pronto soccorso romagnoli, nell’ospedale forlivese e in quello cesenate da domani verrà installata un’ap – posita apparecchiatura in grado di analizzarli. I tamponi rapidi, inoltre, saranno impiegati in tutti i reparti così da poter sottoporre a screening, ad esempio, i pazienti in dimissione. Ovviamente per analizzarli sono necessarie delle schedine ottiche che verranno introdotte nei singoli ospedali».

I numeri
In Romagna, intanto, da alcuni giorni il numero dei nuovi casi si attesta attorno alle 500-600 unità al dì e, di conseguenza, anche il numero dei ricoveri è stabile. «Sicuramente, già rispetto all’Emilia, i nostri ospedali stanno reggendo l’urto della seconda ondata e vivono una condizione meno stressante rispetto ad altri – sottolinea il direttore dell’ospedale “M o r g agni Pierantoni” –. I ricoveri, in tutta l’area romagnola, sono oltre 500 e grazie al lavoro di rete tra i diversi nosocomi, la chiave per poter gestire l’emergenza, sono distribuiti equamente. Si cominciano a vedere gli effetti delle prime misure, rafforzate recentemente, per cui mi aspetto una frenata. A Forlì, attualmente, i pazienti ospedalizzati sono 77 su un totale di 102 posti letti disponibili e distribuiti nei due reparti Covid (Pneumologia e parte di Medicina interna) e in Malattie Infettive e Rianimazione. C’è ancora margine nel caso in cui il numero dei contagi dovesse crescere».

La percentuale
Nel Forlivese, e tendenzialmente in Romagna, il livello di ospedalizzazione si attesta al 30% rispetto ai posti letto disponibili. «Questo è merito anche del meccanismo che ha dimostrato funzionare – conclu – de il direttore Masperi –, ovvero il trattamento dei pazienti Covid sul territorio in collaborazione con le unità speciali (Usca) e i medici di medicina generale. Non solo, per il trattamento degli ospiti delle case di riposo queste unità vengono supportate da una task force di specialisti ospedalieri. Un sistema che ci consente una minor pressione sugli ospedali che, grazie ad accordi con la sanità privata, possono contare su un loro appoggio in caso di necessità per i ricoveri e per le prestazioni».