Con l’approvazione definitiva di martedì da parte dell’Assemblea legislativa della Regione, diventa legge la fusione delle quattro aziende sanitarie romagnole. “Una scelta di importanza epocale – commenta il deputato forlivese Marco Di Maio, da sempre sostenitore di questa scelta – perchè sancisce che l’idea di un unico soggetto romagnolo che si occupi delle questioni che riguardano i territori delle tre Province, è quella da percorrere”.

Nello specifico, “questa scelta va nella direzione più corretta, ossia quella di porre davanti ad ogni cosa la qualità del servizio sanitario offerto ai cittadini – prosegue il parlamentare romagnolo – e in una stagione di grandi cambiamenti come quella che stiamo vivendo e che ci attende per il futuro, è giusto adeguare anche il modello organizzativo della nostra assistenza sanitaria”. Per Forlì si tratta “di una opportunità in cui far valere tutta la qualità del nostro ospedale e l’assoluta qualità dell’Irst, che insieme alla qualità dei professionisti e degli operatori sanitari ci affermano come un polo dell’eccellenza sanitaria nel panorama regionale e nazionale”.

Soddisfazione viene espressa anche “perchè si tratta di un percorso costruito dai territori, dai sindaci assieme ai propri consigli comunali, assieme alle organizzazioni professionali, sindacali ed economiche, con il preciso obiettivo di superare gli egoismi municipali e lavorare insieme”.

Una scelta ancor più significativa, aggiunge il deputato forlivese, per il fatto che le quattro conferenze socio sanitarie di Forlì, Ravenna, Rimini e Cesena hanno approvato e sottoscritto la “Dichiarazione di principi e di intenti delle Conferenze sociali e sanitarie territoriali per la costituzione dell’Ausl unica della Romagna” che “ha il merito di fissare un meccanismo di governo della futura Ausl romagnola in cui tutti i territori avranno la possibilità di ‘contare’ allo stesso modo”.

“Si tratta di un altro passo – sottolinea il deputato romagnolo – verso la costruzione di un unico luogo di programmazione e decisione delle politiche romagnole, che può essere la Provincia unica, l’Area metropolitana romagnola o qualsiasi altro nome o struttura: quel che importa è che si arrivi ad una aggregazione dei tre comprensori in un unico soggetto in grado di superare in tutti i settori le troppe spigolature che in questi anni ci hanno fatto perdere qualche opportunità”.