Il dado è tratto, la Brexit è completata. E la Gran Bretagna non fa più parte dell’Europa unita. E’ un mondo nuovo quello che è cominciato nel 2021, soprattutto per l’Europa che dopo 47 anni ha perso uno dei suoi partner più forti e più grandi.

L’accordo raggiunto tra il Governo britannico e la Commissione Europea prevede una serie di cambiamenti notevoli per i cittadini europei e in particolare italiani, che negli ultimi decenni avevano «invaso» la capitale britannica Londra e le città più importanti d’Oltremanica per studiare nelle apprezzate università, per gli scambi culturali del programma Erasmus e per trovare lavoro e fortuna. Vediamo cosa cambia con la Brexit: ecco le nuove regole e i costi in più per gli italiani che vorranno lavorare o studiare Oltremanica. Certo non mancheranno per i britannici le difficoltà, anche nel tenere unito il Regno visto che già la Scozia ha annunciato di voler rientrare nell’ambito dell’Unione europea.

Vediamo in concreto cosa cambia con l’avvio della BREXIT

L’accordo di libero scambio da 700 miliardi di euro

Bruxelles e Londra hanno evitato il «no deal» (che avrebbe portato a conseguenze ancora più pesanti) in extremis. Alla fine è stato siglato un nuovo trattato di libero scambio che vale 700 miliardi l’anno, il più importante mai raggiunto per entrambe le parti. Boris Johnson ha rivendicato il successo, affermando che il suo Paese ha «ripreso il controllo» in tutte le aree e che il suo governo ha mantenuto tutte le promesse fatte al pubblico britannico col referendum di quattro anni fa. L’accordo raggiunto non è un «no deal», ma è comunque ridotto all’osso: in sostanza evita il ritorno ai dazi sulle merci e mantiene aperta la cooperazione in tema di criminalità e sicurezza, ma lascia fuori i servizi, che costituiscono la quota più rilevante di ciò che la Gran Bretagna «vende» all’Unione. I negoziati si erano incagliati sulla questione della concorrenza equa — in particolare sugli aiuti di Stato — e su quella della pesca nelle acque britanniche. Su entrambi i temi si è però trovato alla fine un compromesso che consente a Londra di divergere dalle regole europee (che è l’obiettivo ultimo della Brexit) e a Bruxelles di ottenere garanzie contro la competizione sleale. Sarà evitata in modo quasi completo l’applicazione di dazi alle frontiere sulle merci e i prodotti esportati dal Regno Unito ed Europa e non ci sarà un limite alla quantità di prodotti commerciabili tra le due aree. L’anno scorso l’interscambio fra Italia e Gran Bretagna era stato di circa 30 miliardi, con 20 miliardi di nostre esportazioni e dieci di importazioni (dunque un saldo largamente attivo). Quest’anno la pandemia ha visto i volumi contrarsi di circa il 20 per cento, ma il 2020 dovrebbe comunque chiudersi con un interscambio di circa 25 miliardi. Molte aziende dovranno adattarsi al nuovo regime doganale, che comporta comunque un aggravio di costi.

Lavoro e immigrazione: scatta il visto obbligatorio per la Gran Bretagna

Cambiano le regole per chi vuole lavorare, studiare o anche semplicemente viaggiare per turismo in Gran Bretagna. Vediamo insieme le nuove regole. Dal 1° gennaio scatta il nuovo sistema di immigrazione in Gran Bretagna. Chi arriva per lavoro dovrà avere un visto, ottenibile solo se ha già un’offerta di lavoro in tasca e un salario previsto di almeno 25.600 sterline (circa 28 mila euro), meno in caso di lavori essenziali come nel settore sanitario. Anzi, è prevista una corsia preferenziale (fast-track entry) per ottenere il visto per i lavoratori del settore sanitario. Agevolazioni previste anche per chi ha un dottorato di ricerca (specialmente in materie scientifiche), mentre sarà molto più difficile riuscire a venire a Londra per fare i camerieri o i commessi, come tanti giovani italiani nel passato.

I turisti non avranno bisogno di visto

I turisti non avranno bisogno di visto, ma sarà necessario il passaporto e non si potrà restare per più di tre mesi.

Università e ricerca: cosa cambia per chi vuole studiare in Gran Bretagna

Dal 2021 gli studenti europei dovranno chiedere il visto e le rette universitarie raddoppieranno – fino a 30 mila euro l’anno – perché saranno portate in linea con quanto già pagano gli studenti extra-europei. Sarà il cambiamento più importante e rilevante per gli studenti europei e italiani che negli ultimi anni hanno affollato le sedi più prestigiose delle università britanniche, oltre alla chiusura del programma Erasmus per la Gran Bretagna (vedi la prossima scheda per tutti i dettagli). Per i giovani che sono già in Gran Bretagna per studio entro il 31 dicembre non cambia nulla: manterranno lo status attuale. Per gli altri diventa importante fare i conti sulle spese in più da sostenere.

Erasmus, la Gran Bretagna lascia il programma europeo

Il governo britannico è uscito dal programma Erasmus. Quindi, non solo gli studenti britannici non potranno accedervi ma dall’anno prossimo anche i loro colleghi europei dovranno richiedere il visto per studiare e pagare la retta universitaria (alta) come gli studenti non britannici. Sul punto, il capo negoziatore della Ue, Michel Barnier, ha detto di «rimpiangere» che «il governo britannico abbia scelto di non partecipare al programma europeo per gli scambi di studenti universitari. Dal suo lancio nel 1987, 5 milioni di studenti hanno partecipato al programma Erasmus. Attualmente gli studenti europei in Gran Bretagna sono 150 mila e, probabilmente, con l’entrata in vigore delle nuove regole saranno costretti a iscriversi alle costose università britanniche per poter fare la stessa esperienza che permetteva gratuitamente il programma europeo. Il premier britannico, Boris Johnson, ha promesso il lancio di «Alan Turing» (dal nome dello scienziato considerato il padre della moderna informatica), il nuovo programma mondiale che dovrà sostituire per Londra l’Erasmus. Ogni anno 400 mila persone tra studenti, insegnanti e altro personale vanno all’estero grazie a Erasmus+, il programma erede di Erasmus e più aperto. Negli anni sono stati coinvolti 31 Paesi e oltre 4 mila università. Due studi indipendenti pubblicati dalla Commissione europea a inizio anno hanno dimostrato che il programma Erasmus+ è stato letteralmente «una svolta per 5 milioni di studenti europei» perché «ha migliorato la loro vita personale e professionale, e ha permesso di rendere le università più innovative». Secondo l’esecutivo Ue, i risultati dimostrano che Erasmus+ contribuisce a preparare i giovani europei alla nuova era digitale e li aiuta a preparare la loro futura carriera professionale. L’80% degli studenti Erasmus, inoltre, ha trovato un lavoro entro tre mesi dalla laurea e più del 90% sostiene che l’esperienza ha contribuito a migliorare la capacità di lavorare e collaborare con persone di culture diverse (oltre al raggiungimento di un sentimento di «identità europea»).

Finanza e banche: le nuove regole

L’accordo tra Londra e Bruxelles non copre il settore finanziario, ma nella City molte aziende si sono già messe ai ripari spostando attività e personale in Europa: l’esodo di banchieri e fund manager da Londra è stato però finora contenuto, non avendo superato il 4 per cento del totale. Un salasso invece per i fondi d’investimento made in Uk, che hanno visto oltre 2 miliardi di dollari ritirati dai loro portafogli.

L’Eu Settlement Scheme

Dal 1° gennaio 2021 è finita la libera circolazione tra l’Ue e il Regno Unito. Dopo quella data trasferirsi Oltremanica per motivi di studio o lavoro non sarà semplice. Con il nuovo anno, infatti, entrerà in vigore la nuova legge sull’immigrazione che prevede un sistema a punti per ottenere il visto d’ingresso in Gran Bretagna e un salario minimo.
I cittadini europei che vivono già in Inghilterra per ragioni di studio o lavoro non avranno bisogno del visto, ma dovranno attestare di avere diritto a rimanere definitivamente nel Paese, presentando domanda per l’Eu Settlement Scheme, un sistema che permette ai cittadini europei di ottenere il permesso di risiedere nel Regno Unito, anche dopo la Brexit. Il termine ultimo per presentare la domanda è il 30 giugno 2021, ma bisogna dimostrare di essersi trasferiti in Inghilterra prima del 31 dicembre 2020, scadenza del periodo di transizione.

Residenza provvisoria o permanente: le differenze

I cittadini europei che vivono nel Regno Unito potranno ottenere lo status di residente permanente (settled status) o di residente provvisorio (pre-settled status), se vivono nel Paese da meno di 5 anni. Il pre-settled status è valido per 5 anni, dopo i quali è possibile fare domanda per il settled status. Per ottenere la residenza provvisoria o permanente è necessario registrarsi all’ , allegando alla domanda i documenti che comprovino la propria identità e la residenza nel territorio britannico. Le richieste hanno già superato i 4 milioni.

Chi ottiene la residenza permanente o provvisoria può continuare a lavorare o studiare nel Regno Unito e usufruire del Servizio sanitario nazionale (NHS). A differenza del settled status, il pre-settled non garantisce automaticamente l’accesso al welfare. Durante il lockdown, ad esempio, molti di coloro che hanno la residenza provvisoria non sono riusciti ad accedere all’Universal Credit, il principale sussidio statale a sostegno del reddito.

Il sistema d’immigrazione a punti

Gli italiani che vorranno trasferirsi in Inghilterra dal prossimo anno dovranno chiedere il visto tramite . Per poter entrare nel Paese sarà necessario avere almeno 70 punti. Per ottenerli ci sono tre requisiti obbligatori: avere un’offerta di lavoro da uno sponsor riconosciuto dall’Home Office, essere in grado di parlare l’inglese al livello intermedio B1 e avere un salario annuo non inferiore alle 25.600 sterline (tranne che per le professioni sanitarie, come abbiamo visto). Se si ha un salario alto, questo consente di accumulare più punti. Anche essere in possesso di un dottorato o avere un’offerta di lavoro in un settore in cui c’è carenza occupazionale consentono di aumentare il proprio punteggio.

Questo meccanismo, nelle intenzioni di Downing Street, dovrebbe dare accesso al mercato del lavoro britannico solo ai lavoratori qualificati. Il governo ha previsto una corsia preferenziale per il personale sanitario tramite il visto «Health and Care» , che prevede un accesso rapido, con tassa amministrativa ridotta e un supporto dedicato per chi presenta la domanda.

Per attirare i migliori talenti Londra ha introdotto anche un visto che consente alle persone più qualificate di entrare nel Regno Unito, senza essere in possesso di un’offerta di lavoro. «Questo visto è destinato a leader globali riconosciuti e ai leader di domani nel campo della scienza, delle discipline umanistiche, dell’ingegneria, delle arti e della tecnologia digitale, in possesso di competenze uniche in grado di arricchire il patrimonio di conoscenze, l’economia e la società del Regno Unito» , si legge sul sito del governo britannico.

Si potrà ancora fare il cameriere a Londra?

Dal 1° gennaio 2021 trasferirsi nel Regno Unito per fare il cameriere, il barista o il commesso non sarà più pensabile. Trovare un’occupazione stabile o con contratti stagionali come hanno fatto per anni tanti giovani italiani sarà molto difficile con le nuove regole sull’immigrazione, che privilegiano i lavoratori altamente specializzati. Questa scelta potrebbe costare cara al Regno Unito, che rischia di perdere buona parte della manodopera impiegata fino ad oggi. Nel 2017 si era parlato del “visto da barista”, un permesso della durata di 2 anni per permettere ai giovani europei under 30 di entrare nel Regno Unito per trovare lavoro nel settore dell’ospitalità e della ristorazione. Il nuovo sistema d’immigrazione a punti, però, prevede che il visto lo possa ottenere solo chi ha un contratto di lavoro e un salario minimo di 25.600 sterline, circa 28.000 euro. Sono previste eccezioni solo per lavori essenziali, come quelli del settore sanitario. Lo stesso problema vale anche per l’agricoltura, che dipende fortemente dalla manodopera stagionale. Secondo il National Farmers’ Union, le aziende agricole britanniche hanno bisogno di 70.000-80.000 lavoratori stagionali ogni anno. Per questo il Nfu sta facendo pressione sul governo affinché preveda un apposito programma per i lavoratori stagionali, senza i quali i raccolti rischiano di rimanere a marcire nei campi. Per rassicurare gli agricoltori Downing Street ha annunciato che triplicherà i visti per i lavoratori stagionali, portandoli a 30.000 nel 2021.

Cosa cambia per gli studenti: il visto e le nuove regole

Gli studenti che vorranno frequentare le università britanniche, se non hanno già ottenuto o presentato domanda per il settled status o il pre-settled status, avranno bisogno di un visto. Per ottenerlo dovranno essere stati ammessi a un corso di laurea riconosciuto dall’Home Office, avere una buona conoscenza della lingua inglese e avere risorse sufficienti per mantenersi e pagare le tasse universitarie. La domanda va presentata tra i 6 e i 3 mesi prima dell’inizio corso.

Il visto può durare da un minimo di 2 a un massimo di 5 anni, a seconda del percorso di studi che si decide di intraprendere. I laureati potranno rimanere per altri 2 anni nel Paese per cercare lavoro o per un massimo di 3, se devono completare un dottorato.

Quanto potrebbe costare il visto

La domanda per il settled status e il pre-settled è gratuita. Per ottenere un visto d’ingresso invece la spesa potrebbe essere molto alta. Gli italiani e gli europei che arriveranno in Gran Bretagna da gennaio 2021 saranno soggetti alle regole valide per chi arriva da altri Paesi e per ottenere un visto dovranno pagare le stesse cifre.

Secondo i dati che si trovano sul sito dell’Home Office, aggiornati al 12 novembre 2020, un visto per visitatori della durata di 2 anni può costare 361 sterline, per 10 anni si arriva a 822 sterline. Per gli studenti il costo è di 348 sterline per la prima richiesta e 475 per l’estensione. Nel caso dei lavoratori le cifre aumentano in modo significativo. Un permesso della durata di meno di tre anni, in presenza di una sponsorizzazione da parte di un’azienda, può costare 610 sterline. Per uno di durata maggiore si può arrivare a 1.220 sterline.

Si può fare il liceo in Inghilterra?

Detto che per le università, le rette saliranno notevolmente e sarà necessario di un visto “lungo” di permanenza nel paese, cosa cambia per i licei e le scuole superiori? Sarà ancora possibile fare un anno all’estero per i giovani studenti italiani? Ovviamente sì, le frontiere restano aperte. Ma sarà come andare a fare un anno all’estero in Nuova Zelanda o Australia o Canada. Con costi superiori rispetto al recente passato e anche con un aggravio di visti, permessi e burocrazia. Ma le associazioni culturali che hanno seguito in questi anni gli studenti italiani si sono mosse per tempo e sono già pronte a fornire l’assistemnza necessaria.

I corsi estivi di inglese in Gran Bretagna

Vacanze studio in Gran Bretagna saranno sempre possibili, con qualche difficoltà burocratica in più (e il solito aggravio in termini di costi). Non basteranno più carta d’identità e tessera sanitaria: ai giovani studenti in vacanza studio Oltremanica servirà un visto «breve», il passaporto e un’assicurazione sanitaria per evitare problemi in caso di necessità. Non essendo più parte della Ue sarà un po’ andare a fare una vacanza studio in Canada o Stati Uniti, con tutte le complicazioni del caso.