Sulla scomparsa di Sara Pedri bisogna fare la massima chiarezza: per questo il deputato Marco Di Maio ha presentato un atto formale alla Camera per sollecitare una azione da parte del Ministero della Salute inviando gli gli ispettori nel reparto di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove lavorava la giovane dottoressa Sara Pedri, scomparsa nel nulla il 4 marzo scorso.

“E’ necessario tenere alta l’attenzione su questo caso, che presenta molti risvolgi inquietanti – afferma il deputato  -. Per questo, in accordo con la collega senatrice trentina Donatella Conzatti, abbiamo presentato una interrogazione nei due rami del parlamento che ha lo scopo di sollecitare il Governo, in particolare i ministeri della Salute, della Giustizia e del Lavoro, a occuparsi più concretamente di questo caso e più in generale del contrasto al “mobbing” sul posto di lavoro”.

Nell’interrogazione si ricostruisce brevemente la catena degli eventi, segnalando che “da pochi mesi aveva preso servizio all’ospedale “Santa Chiara” di Trento, quando il 3 marzo la dottoressa aveva inviato le sue dimissioni all’azienda sanitaria trentina, dichiarando successivamente alla sorella, tramite conversazione telefonica, di essersi tolta un peso importante”.

Qa quanto si apprende, infatti, i familiari hanno riportato che, nei pochi mesi in cui aveva prestato servizio, la dottoressa aveva riscontrato sintomi da stress da lavoro, dovuti a numerosi episodi di cosiddetto mobbing, tra i quali figura, tra gli altri, un calo ponderale certificato dal suo medico.

Nella sua deposizione ai Carabinieri di Forlì, la sorella ha dichiarato: “Sara era terrorizzata e le sue colleghe hanno confermato quello che ci diceva lei: turni massacranti, abusi di potere, minacce continue”, situazione della quale si apprendono maggiori particolari da un’intervista che ella ha rilasciato al telegiornale di Italia 1, raccontando, per esempio, che, durante un’operazione con taglio cesareo, uno dei colleghi aveva persino colpito la sorella Sara al braccio con uno strumento, per poi allontanarla malamente urlando.

“Il reparto di ginecologia dell’ospedale di Trento era già stato sotto i riflettori a seguito dei numerosi casi di dimissioni (11 nell’arco degli ultimi 2 anni) – ricorda il deputato -, sollecitando interventi anche della politica locale al riguardo. E’ necessario che le massime autorità sanitarie nazionali si attivino, assieme agli altri ministeri competenti, per far luce sulla vicenda”.