La vicenda del “Pane e le rose” riporta d’attualità un argomento in realtà mai finito in secondo piano: quello del centro storico e della sua vitalità. Il quale porta con sé il tema del conflitto tra l’esigenza di dare più vitalità al centro storico (di giorno e di sera) e una parte dei residenti che vorrebbe sì un centro più valorizzato, ma serate più silenziose.

Credo che un’ulteriore questione sia quella della presenza universitaria: che è una ricchezza assoluta, forse ancora non del tutto amalgamata con il contesto forlivese. Tuttavia gli universitari non possono essere considerati una presenza positiva solo per occupare singole stanze o monolocali in centro storico da cui ricavare un canone mensile. Questa consapevolezza, credo presente tra gli amministratori pubblici, deve diventare patrimonio anche di tutti i privati.

In un centro storico come quello di Forlì, sovradimensionato rispetto alla quantità di popolazione residente nella nostra città, un tentativo che si può perseguire è quello di organizzarlo per vocazioni: quella del commercio, quella della residenzialità (che il Comune incentiverà con il nuovo Pc), la cittadella universitaria (con l’avvento del Campus), quella della cultura (il ‘polo’ del San Domenico e dei palazzi vicini). Un ragionamento che vale la pena approfondire.

Mio intervento richiesto da “Il Resto del Carlino” di Forlì, pubblicato domenica 28 aprile 2013