Saranno tre mesi particolari per la viabilità forlivese. Dal 16 giugno, infatti, è stata chiusa per lavori la Cervese e riaprirà il 12 settembre. Una chiusura che certamente provocherà disagi ai residenti delle frazioni affacciate sulla “Via del mare” (in primis a quelli di Carpinello), agli amanti della gita domenicale sulle nostre spiagge e ai turisti. C’erano alternative possibili? Personalmente le ho provate tutte, facendo pressing sulla Provincia, sul Comune e sulla Prefettura. Alternative non ce n’erano, perchè si è valutato che il disagio di questo periodo è inferiore a quello che si avrebbe avuto chiudendo la Cervese durante l’anno scolastico e con l’avvicinarsi delle stagioni più piovose (anche se questo avvio di estate non promette nulla di buono).

> Qui la mappa con tutte le deviazioni possibili per chi deve andare da Forlì verso il mare e viceversa

Sono lavori che aspettiamo da decenni: uso il plurale perchè vivo in quelle zone e da molti anni mi batto per la messa in sicurezza della Cervese. Sin da quando, appena 20enne, fui eletto nel Comitato di Quartiere e da lì organizzammo una grande manifestazione per portare l’attenzione di tutte le istituzioni sulla Cervese. Una manifestazione che contribuì a sbloccare i fondi Anas, a cedere la titolarità della strada alla Provincia (passaggio fondamentale per poter svolgere i lavori) e che, successivamente, consentì di arrivare ad un primo traguardo intermedio che fu la costruzione della rotonda tra la Cervese, la via Del Bosco e la Via Brasini (quella del “maggiolino” per intenderci).

Ora di fronte a questi disagi, capisco il disappunto di chi ne subirà le conseguenze in questi tre mesi. Non capisco invece (o forse la capisco fin troppo bene) la speculazione politica di chi non avendo mai fatto nulla per risolvere questi problemi oggi si lancia in polemiche sperticate e soffia sul fuoco del disagio, additando qualcuno di aver “abbandonato i propri cittadini”. Non c’è nulla di più deprecabile per un politico (specie se appartenente ad a una nuova generazione) che dire falsità grauite e senza senso. L’alternativa era non fare i lavori, era lasciare tutto così com’è: onestamente ritengo preferibile correre il rischio di perdere qualche consenso piuttosto che lasciare tutto così com’è avendo fatto finta di aver fatto qualcosa per cambiare.

Piuttosto c’è una cosa che possiamo provare a fare. Far sì che nel tratto tra Bagnolo e Carpinello interessato da questa prima fase di lavori, contestualmente alla tombinatura del fosso si lavori per rendere quella striscia di terreno ai margini della careggiata una pista utilizzabile dalle biciclette e dai pedoni. Non la chiamo pista ciclabile perchè formalmente sappiamo che non è possibile farlo. Lo spazio c’è e forse ci sono anche i soldi per poter realizzare questo passaggio protetto sulla base dei probabil avanzi economici dei dall’importo inizialmente stanziato per i lavori. Verifichiamo se è possibile farlo e lasciamo da parte le polemiche; che non servono a nulla e si sciolgono come neve al sole quando non sono fondate.