Molti mi chiedono, anche se sono stato eletto alla Camera, di capire cosa sta succedendo al Senato. E soprattutto la domanda che mi viene fatta più spesso è: ma ce la farete ad andare avanti? La risposta è sì, ce la faremo. Sta succedendo che una parte esigua dei senatori del Partito Democratico chiede di modificare l’articolo 2 della Riforma costituzionale; una cosa tecnicamente molto difficile, perchè l’articolo 2 della riforma è stato modificato in prima lettura al Senato e in seconda lettura alla Camera e sulla base dei regolamenti non può più essere modificato. L’articolo 2 è quello che riguarda la composizione del nuovo Senato; lo vorrebbero a elezione diretta, ma non si può fare a elezione diretta perchè a quel punto – avendo la stessa fonte di legittimazione della Camera – il Senato non potrebbe essere depotenziato come invece si vuole fare con questa riforma per snellire il procedimento legislativo, migliorare la qualità, ridurre i costi (316 parlamentari in meno) e molte altre ragioni. E’ chiaro che riaprire questa faccenda significherebbe azzerare l’iter che abbiamo compiuto fin qui e dunque, di fatto, affossare la riforma. Non ce lo possiamo permettere. Sono 70 anni che l’Italia discute dei difetti del bicameralismo “perfetto” (due camere che fanno le stesse cose), già durante l’Assemblea costituente si discusse a lungo su questo. Peraltro con i partiti di sinistra, a cominciare dal Pci, contrari ad un sistema bicamerale. Alla fine si raggiunse un compromesso che è quello ancora oggi vigente, che all’epoca aveva ragioni storiche e politiche che oggi non sono più attuali. Dopo il voto definitivo del Senato, ci sarà un ulteriore passaggio alla Camera e infini il referendum confermativo: cioè tutti gli italiani saranno chiamati ad esprimersi. Aggiungo che il dialogo interno al PD va avanti da oltre un anno su questo argomento: sia nei gruppi parlamentari, che nella direzione nazionale, oltre che nelle commissioni. Grazie al lavoro dei parlamentari del Pd, rispetto alla versione iniziale proposta dal Governo la riforma ha subito ben 124 modifiche (alcune con emendamenti firmati anche dal sottoscritto). A mio parere siamo ad un bivio: da una parta la strada che ci porta a completare una riforma epocale, che finalmente elimina il bicameralismo; dall’altra la strada che porta a passare alla storia per aver fallito, esattamente come tutti quelli che ci hanno preceduto, su un tema che si dibatte da 40 anni. Io sono per la prima strada, e tu?
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