Il grande successo della mostra “Novecento” ai museo San Domenico a Forlì ci pone riflessioni molteplici, che riguardano l’ambito locale e quello nazionale. E’ un successo che non può farci stare tranquilli soprattutto quando le risorse per la cultura sono sempre più scarse e colpiscono le strutture di tutto il territorio nazionale.

La riflessione sulle mostre annuali a Forlì riguarda le opportunità che queste mostre potrebbero offrire al nostro territorio. In primo luogo sotto il profilo economico, perché attorno alle grandi mostre ruota ormai un’economia che va sollecitata, sostenuta e potenziata. Credo che per il futuro occorra far sì che le decine di migliaia di persone che arrivano a Forlì per visitare la mostra (e molti ci arrivano per la prima volta) portino una ricaduta maggiore in termini economici sul territorio forlivese. Non solo sulla città ma anche sul comprensorio, dotato di ricchezze e bellezze che vanno fatte conoscere, creando circuiti, itinerari e proposte che dal museo spingano i visitatori ad andare alla scoperta di tutto il territorio.

La cultura deve superare i confini fisici rappresentati dalle pareti museali e irradiarsi su tutto il comprensorio forlivese. Uscire dai musei significa anche riempire le piazze e le strade della nostra città e dei nostri borghi, le botteghe storiche, i negozi, i bed and breakfast, gli agriturismi: un patrimonio di valore inestimabile che abbiamo il dovere di valorizzare il più possibile, perché può significare nuove opportunità economiche, nuovo lavoro.

Ciò attiene anche all’organizzazione della nostra offerta culturale, che è ricca ma allo stesso tempo frammentata. Non possiamo negare che molti siti culturali, soprattutto nelle realtà più piccole, si trovano a svolgere il loro lavoro nella precarietà e molti luoghi devono rimanere chiusi al pubblico, per più giorni alla settimana, per mancanza di personale o ancora, vengono aperti al pubblico solo su appuntamento.

La nostra comunità ha bisogno su questo (come su altri temi) di unire le forze. Le iniziative sono tante così come la passione che anima chi lavora a questi progetti, ma in un momento di ‘vacche magre’ bisogna lavorare insieme. La nascente Unione dei Comuni del forlivese, ad esempio, può assumere questo argomento come uno dei suoi punti qualificanti, lavorando per costruire una regia unica per la gestione dei siti culturali, valorizzando il tanto volontariato che c’è e spendendo in maniera più efficace i pochi denari pubblici che sono a disposizione.

La Fondazione cassa dei risparmi su questo ha un ruolo centrale. Ad esempio nel finanziarie, magari con il contributo regionale (attraverso la stessa Regione o Apt), un progetto complessivo di promozione del territorio forlivese legato al tema oggetto delle grandi mostre. Per irradiare i benefici e le ricadute di questi eventi insostituibili che si svolgono al San Domenico, su tutto il comprensorio forlivese.

Questo è solo uno spunto che credo valga la pena approfondire e a cui sono disponibile a lavorare, sin da subito.