La mia intervista al “Carlino” sulla vicenda degli aeroporto romagnoli.
A cura di Luca Bertaccini

Marco Di Maio, parlamentare di Italia Viva: l’aeroporto ha ricominciato, con tutte le limitazioni dovute alla pandemia, a lavorare. Di chi è il merito?
«Se non ci fossero stati gli imprenditori, che hanno investito capitali propri, e non ci fossimo stati noi a presentare l’emendamento che ha permesso di sbloccare la situazione del presìdio dei vigili del fuoco, la riapertura non ci sarebbe stata. Anche chi non lo riconosce apertamente è conoscenza del lavoro mio e della precedente amministrazione comunale. Poi è giusto che tutti si sentano protagonisti, anche chi prima osteggiava la riapertura: segno che il Ridolfi è un tema caro a tutti».

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A chi si riferisce quando parla di chi avrebbe ostacolato la riapertura dello scalo?
«Ricordo che in campagna elettorale il Movimento 5 Stelle diceva che voleva fare dello scalo un campo di patate o frasi simili. Il punto di freno c’è stato poi durante il governo gialloverde, in particolare al ministero dell’Interno, guidato da Salvini e dai suoi sottosegretari. Ma è acqua passata…».

Da Forlì non si alzata una sola voce polemica verso il Fellini di Rimini. Ci hanno pensato però gli albergatori e le istituzioni riminesi a dar fuoco alle polveri. Come mai?
«I riminesi sbagliano. Il Ridolfi ha oltre 2/3 dei voli che non coincidono con quelli del Fellini. Dovrebbero vedere la riapertura dell’aeroporto di Forlì come un’opportunità anche per loro, visto che chi arriva qui poi può andare anche in riviera nelle loro zone. Ritengo giusto l’approccio avuto da Giuseppe Silvestrini e dagli altri componenti di F.A. srl, la società di gestione, oltre che dalle istituzioni, di non voler polemizzare. Spero che Rimini non voglia perdere tempo in polemiche campanilistiche, perché sarebbe una visione miope».

L’imprenditore privato punta legittimamente a massimizzare i profitti, ma bisognerebbe ricordarsi anche di chi acquista biglietti: se aeroporti diversi propongono tratte uguali, c’è la possibilità di acquistare il ticket più economico.
«È così. Deve essere il mercato a decidere. Aggiungo che gli imprenditori qui a Forlì hanno investito dopo indagini di mercato, non certo per fare un dispetto a Rimini. Se fossi un riminese sarei contento di avere un aeroporto vicino aperto e funzionante. Spero che vedere il Ridolfi come un rivale non sia la visione della classe dirigente riminese».

Cosa serve all’aeroporto, in termini infrastrutturali?
«Va potenziata la viabilità circostante. Penso al collegamento veloce Forlì-Cesena e allo scalo merci. Bisogna continuare a investire nel mondo formativo, in modo da attrarre aziende in città, penso a quelle che si occupano di manutenzione».

Perché un aeroporto sia sostenibile, dicono gli esperti, occorre avere attività commerciali al suo interno. Da questo punto di vista il nostro scalo non è in ritardo?
«So che la società di gestione ha in mente progetti ambiziosi. Non si tireranno certo indietro. Non avrà un effetto economico, ma una cosa che deve essere fatta è l’inversione del senso di marcia degli aerei. Ora passano su Forlì, mentre, come chiedono i cittadini, dovrebbero volare sopra la zona di Bertinoro, dove ci sono pochissime case».

Tutto ciò verrà fatto?
«Sì. So che F.A. srl è d’accordo. C’è un iter da seguire, che coinvolge anche Enac».

Il sindaco Zattini ha dichiarato al Carlino che va trovata una strada alternativa – perché non vengano classificati come ’aiuto di Stato’ – per far arrivare i 12 milioni di euro promessi dalla Regione al Ridolfi. Esiste un problema di questo genere?
«È un ostacolo che va discusso col governo e con le istituzioni europee e che si può superare. Ci sono aspetti formali da superare, ma anche forme per dare soldi per effettuare investimenti e che non vengono considerati a fondo perduto».

La gestione di uno scalo deve essere in capo solo a privati?
«Sì. Il pubblico deve ritagliarsi il ruolo di regolatore. Le scelte imprenditoriali spettano ai privati. Anche perché il pubblico, in passato, non solo a Forlì, ha dimostrato di non essere capace di gestire uno scalo».

C’è stato un momento in cui ha pensato che l’aeroporto non avrebbe mai più riaperto?
«Lo stallo grosso ci fu nel luglio-agosto 2019. Capii che c’erano ostacoli che andavano oltre le formalità tecniche».

Fa riferimento al pasticcio delle mail che F.A. avrebbe inviato ad Enac a indirizzi inesistenti?
«Certo. C’era il problema di riaprire un aeroporto e si tiravano fuori questioni come indirizzi mail inesistenti. C’era un ostacolo dettato da volontà politica».

In conclusione, quanti saranno i lavoratori dell’ex società di gestione, Seaf, che saranno impiegati al Ridolfi?
«Non ho numeri precisi. So che la società di gestione ha sondato e preso in considerazioni i loro profili. C’è attenzione nei loro confronti».