Il decreto Natale, varato dal Presidente del consiglio per limitare gli spostamenti durante le festività, dà alcune risposte illogiche a un obiettivo giusto: continuare a tenere alta la guardia contro il Covid senza cadere in un lockdown generalizzato. Obiettivo sacrosanto. Tuttavia è evidente che ci sono storture che vanno modificate e che ho voluto segnalare nel mio intervento alla Camera cogliendo l’occasione del dibattito sulla costituzionalità delle norme.

Il punto non è mettere a rischio la lotta al Covid, ma introdurre norme di buon senso. Se c’è un rischio di contagio, questo esiste anche il 24 dicembre e il 31 dicembre (per citare due date significative, nelle quali non c’è alcun divieto salvo che si rimanga dentro la regione), non solo il 25, il 26 e il 1° dell’anno. 

O si impone un blocco di tutti gli spostamenti, oppure è illogico dire a chi vive nelle grandi città che ci si può spostare liberamente ovunque dentro i confini del proprio comune per qualsiasi motivo, e a tanti milioni di italiani che vivono i comuni medio-piccoli che non potranno varcare il confine del proprio municipio per salutare un genitore o un figlio per il solo motivo che si trova in un altro Comune. Magari adiacente o a pochissimi chilometri. 

I veri rischi di contagio sono gli assembramenti che abbiamo visto in alcune città durante lo scorso fine settimane, con accalcata per vedere accendere le luminarie natalizie, senza controlli e senza possibilità di contingentare gli ingressi (come potrebbe avvenire, ad esempio, nei centri commerciali). O chiudi tutto o usi la logica: bisogna mettersi nei panni di chi non si trova nella condizione di vivere in una grande città, con i propri cari vicini, magari con uno stipendio garantito dal fatto di essere un dipendente pubblico. 

Chi vive fuori dai grandi centri, chi vive del proprio lavoro legato magari ad attività commerciali costrette a chiudere (e che incassano la gran parte del proprio fatturato nel periodo natalizio) – solo per fare alcuni esempi – vive una realtà diversa e a cui va data una risposta che non può essere la stessa. O si chiude tutto (e si danno ristori adeguati) oppure si devono usare testa e responsabilità, magari anche con controlli più diffusi ed efficaci.