Nella giornata di ieri il Presidente del Consiglio Mario Draghi, insieme al Ministro degli Affari Esteri Luigi di Maio, si è recato a Tripoli, in Libia, per rinsaldare il rapporto con il nuovo governo di unità nazionale presieduto da Abdelhamid Dabaiba.

Perché Draghi ha deciso di dedicare la propria prima visita all’estero alla Libia?
L’argomento è complesso. La Libia è, in primis, un Paese dilaniato dalla guerra civile dal 2011. 

Dopo anni di scontri tra il governo riconosciuto dall’ONU di Fayez Al-Sarraj e le fazioni del Generale Khalifa Haftar, recentemente si è giunti ad una sintesi politica con il governo di riconciliazione di Abdelhamid Dabaiba.

Draghi si è recato a Tripoli per rinnovare l’impegno a contribuire alla ricostruzione di una Libia ancora ferita dalla guerra civile, a condizione in cui il cessate il fuoco venga strettamente osservato.
Si è parlato di cooperazione per le infrastrutture in campo civile, energetico e sanitario, ma anche di commercio tra Italia e Libia e di interscambio culturale.

La Libia è teatro di primario interesse strategico per l’Italia: l’ENI, per esempio, offre lavoro a più di 8000 cittadini libici.
Una Libia stabile e che imbocca il sentiero della ripresa, potrà essere più efficiente e affidabile sulla gestione dell’emergenza umanitaria nella collaborazione sul fronte delle politiche migratorie.

La visita del Presidente Draghi in Libia è un segnale forte, che va nella giusta direzione: la stessa attenzione va riservata anche alla questione dei diritti umani, che devono tornare prioritari nell’agenda libica e su cui va tenuta alta l’attenzione.

L’Italia può e deve tornare protagonista nel Mar Mediterraneo. È la vocazione geopolitica storica del nostro Paese, a cui per troppo tempo negli ultimi anni si è rinunciato.