Il presidente del consiglio, Mario Draghi, avrebbe fatto ricorso al “Golden power” per bloccare l’acquisizione da parte del colosso cinese Syngenta della piccola multinazionale romagnola “Suba Seeds – Verisem”, con sede a Longiano.

Un’impresa nata nel ’74 su iniziativa di Augusto Suzzi, ceduta a un fondo americano dopo la scomparsa del fondatore senza figli a cui trasferirla, depositaria di una fetta considerevole del patrimonio genetico nazionale di biodiversità fatto di sementi conservate da generazioni.

Quando abbiamo rafforzato la “golden power”, cioè quell’istituto di legge che consente alla Presidenza del consiglio di bloccare operazioni tra imprese tali da mettere a rischio l’interesse nazionale in ambiti ritenuti strategici per la vita del Paese (tipicamente difesa e sicurezza nazionale, energia, trasporti e comunicazioni, per citare i principali, ma non solo), abbiamo pensato proprio a casi analoghi a questo.

Certo non ci si poteva immaginare che l’uso dei poteri speciali sarebbe stato richiesto per difendere un’azienda in Romagna, ma il caso è emblematico.

Per la prima volta il Governo, sotto la sapiente guida di Mario Draghi che di economia e finanza può vantare “qualche” esperienza, usa il golden power per fermare l’acquisizione di un’impresa nel settore agroalimentare.

Senza questo intervento, si sarebbe spostato a Pechino il controllo delle sementi per la produzione di ortaggi ed erbe aromatiche aggravando una situazione in cui già 2 semi su 3 (66%) sono in mano a quattro multinazionali straniere.