La riduzione dei costi della politica non è demagogia. E’ la risposta necessaria ad una richiesta di sobrietà. La sentiamo nostra, non a parole. La sentiamo nostra nelle scelte che abbiamo fatto. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione dei vitalizi (già approvata alla Camera, l’approveremo al Senato entro la fine della legislatura)ne sono due esempi. Il nostro lavoro sul bilancio della Camera va tutto in questa direzione.

Alcuni si sono autonominati virtuosi, sventolando scontrini, ma poi quando è stato il momento di fare qualcosa si sono girati dall’altra parte.

Nel 2017 la Camera potrà restituire allo Stato 80 milioni di euro. Dal 2013 al 2017, tra minore dotazione richiesta e restituzione allo Stato, c’è stato un risparmio complessivo per i cittadini pari a 350 milioni di euro. Nel 2017, per il sesto anno consecutivo, la spesa complessiva della Camera si riduce rispetto all’anno precedente. Solo per fare alcuni esempi, rispetto al 2012: la spesa per il personale dipendente nel 2017 ha avuto una riduzione del 28,4%; quella per l’acquisto di beni e servizi una riduzione del 41,5%; la spesa per l’informatica è stata ridotta del 16,3%; quella per le assicurazioni meno 68,6%; il contributo in favore dei Gruppi parlamentari è stato ridotto del 10,7%; il totale della spesa di funzionamento è sceso del 24,6%.

Così come abbiamo rideterminato e tagliato rimborsi e indennità per i deputati con una riduzione (oltre che per il passato) già programmata anche per il prossimo triennio nella misura di 43 milioni. È anche questo un modo per difendere il ruolo centrale del Parlamento nella nostra democrazia: renderlo più efficiente, meno costoso e più vicino agli italiani.