Ho sottoscritto questo appello assieme ad altri giovani deputati per non superare lo strumento delle primarie nella scelta del prossimo segretario del Partito Democratico.

La nascita del Partito democratico ha portato con sé, oltre che l’incontro tra due esperienze politiche che molto avevano dato alla storia democratica del nostro Paese, una grande novità: una nuova idea di partecipazione alla politica. Una partecipazione che non si concepiva come limitata ai soli iscritti ai partiti, pur riconoscendo loro una vitale importanza nella vita del partito, ma allargata a chi prima di allora mai era entrato nelle nostre sedi o mai avesse compiuto azioni diverse dal votare alle elezioni. In questo senso l’art. 1 dello Statuto è emblematico: “Il PartitoDemocratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico,l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.”

In questi anni nel nostro partito sono cambiati i segretari e le linee politiche ma mai si è messo in discussione che le primarie fossero un elemento fondante della proposta politica del Partito democratico, un elemento costitutivo, avvertito sicuramente come positivo da larghe fasce dell’elettorato, anche non di centrosinistra, poiché riflesso di una vera apertura verso l’esterno per partiti che spesso vengono considerati autoreferenziali e più attenti al proprio dibattito interno piuttosto che alle reali necessità e pulsioni del Paese.

Non è un caso che, stando non solo ai sondaggi del mese di gennaio ma anche ai più reali umori delle persone, il Partito democratico ha raggiunto il punto di maggiore consenso nel Paese al termine di un percorso di primarie per certi versi estenuante ma dal ritorno politico e di immagine. Le primarie consentono di rendere possibile, visibile ed appassionante la battaglia delle idee che arricchisce il percorso politico e ha la capacità di avvicinare nuove persone senza mettere di dubbio l’unità del percorso comune.

Le primarie, indipendentemente dalla carica che si prefiggono di eleggere, non sono però solo questo. Innanzitutto consentono una legittimazione più ampia al vincitore, non solo in termini quantitativi,poiché è chiaro che una platea di iscritti sia numericamente inferiore dell’elettorato coinvolgibile con le primarie ma soprattutto in termini politici. Il segretario di un partito o il candidato alla Presidenza delConsiglio eletto con le primarie ha la legittimazione di porzioni più ampie di società e può presumere di essere un segretario o un candidato ancora più rappresentativo e quindi più forte.

L’ultima motivazione scaturisce dagli avvenimenti che hanno riguardato il nostro partito negli ultimi mesi:l’elezione del Quirinale e il governo di larghe intese. In queste settimane è emersa nella nostra base la forte volontà di essere coinvolta nelle decisioni del Partito democratico, di partecipare alle scelte politiche, di contribuire a crearne l’orientamento. Eliminare una di queste possibilità di partecipazione sarebbe un grave errore, perché renderebbe la nostra proposta politica più debole, meno diffusa e discussa tra i cittadini.

Per questi motivi, ci sembra non opportuno tornare indietro e mettere in discussione la nostra stessa storia che ha visto eleggere i nostri segretari con le primarie. Per questo, chiediamo, in vista dell’Assemblea nazionale che preparerà il congresso, che il futuro segretario del Partito democratico venga scelto attraverso primarie aperte a tutti gli elettori, soprattutto in considerazione del momento politico che stiamo vivendo.Questo indipendentemente dal fatto che la carica di segretario sia o meno associata alla carica di premier.