Mercoledì il parlamento italiano sarà chiamato a votare sulle comunicazioni del Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in vista del Consiglio europeo del prossimo weekend nel quale si deciderà sulla riforma del MES. Il dibattito politico è molto incentrato su questo tema e allora proviamo a chiarire alcuni aspetti. 

COS’E’ IL MES
Il Meccanismo europeo di stabilità MES) è una organizzazione istituita nel 2012, sulla base di un Trattato intergovernativo, sottoscritto da tutti i 19 Paesi dell’Eurozona, e si configura come uno strumento di difesa dalle crisi finanziarie in grado di compromettere la stabilità della zona euro, residuale rispetto ai presidi stabiliti dal quadro integrato di sorveglianza fiscale e macroeconomica. Il capitale sottoscritto totale ammonta a circa 704 miliardi di euro mentre è di circa 80 miliardi di euro il capitale effettivamente versato dagli Stati membri. Con 125,3 miliardi di euro (17,7%) l’Italia è terza per contributo al capitale del MES, dopo la Germania (190 miliardi – 26,9%) e la Francia (142 miliardi – 20,2%); è terza ( 14,3 miliardi di euro), dopo Germania (21,7 miliardi) e la Francia (16,3 miliardi), anche con riferimento a quanto effettivamente versato finora.

LO STRUMENTO E LE CONDIZIONALITA’
In attesa di una riforma organica del MES, è stato attivato un nuovo Strumento di sostegno alla crisi pandemica che, istituito nell’ambito del MES attuale, è volto a finanziare i costi dell’assistenza sanitaria nazionale. L’ unico requisito per accedere alla linea di credito consisterà nell’impegno da parte degli Stati richiedenti ad utilizzare le risorse per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta e i costi relativi alla cura e alla prevenzione causati dall’emergenza; a tal fine, gli Stati richiedenti predisporranno un dettagliato Piano di risposta alla pandemia. L’ammontare complessivo massimo delle risorse a disposizione di ciascuno Stato sarà il 2% del PIL del rispettivo Stato alla fine del 2019 (si tratterebbe di circa 240 miliardi di euro totali; circa 35/36 miliardi di euro per l’Italia).

L’IPOTESI DI RIFORMA
L’Eurogruppo, cioè il consesso in cui sono presenti i ministri dell’Economia e delle Finanze dei 19 stati membri dell’UE che hanno adottato la moneta unica, ha varato una riforma che attribuisce al Mes una nuova funzione di garanzia al fondo di risoluzione unica delle banche. La rete di sicurezza entrerà in vigore dal 2022, due anni prima del previsto. Con la riforma vengono rafforzati anche gli strumenti a disposizione del Mes e il suo ruolo nei confronti della Commissione Ue, in caso di assistenza agli Stati in difficoltà. Inoltre il Mes potrà fare da mediatore tra Stati e investitori privati qualora fosse necessaria la ristrutturazione di un debito pubblico.

Vediamone più nel dettaglio i contenuti

Le principali modifiche concordate consistono nelle seguenti:

  • il MES, oltre a supportare la risoluzione delle crisi relative alle finanze pubbliche degli Stati membri, fornirebbe anche la garanzia comune backstop) al Fondo di risoluzione unico delle banche (le decisioni sarebbero prese sulla base dei criteri elencati nell’ allegato IV del Trattato revisionato ( testo in italiano). L’articolo 3 verrebbe riformulato a partire dalla rubrica, che dal singolare “obiettivo” passerebbe al plurale “obiettivi”. Il MES sarebbe destinato a supportare la risoluzione delle crisi sia con riferimento alle finanze pubbliche degli Stati membri che alle relative istituzioni bancarie e finanziarie, integrandosi nel quadro del Meccanismo di risoluzione unico delle banche e delle società di intermediazione mobiliare che prestano servizi che comportano l’assunzione di rischi in proprio ( Single Resolution Mechanism, SRM), complementare al Meccanismo di vigilanza unico ( Single Supervisory Mechanism, SSM). In particolare, il nuovo articolo 18° del Trattato prevedrebbe che, se il Comitato di risoluzione unico ( Single Resolution Board, SRB) dovesse chiedere l’attivazione del dispositivo di sostegno, il Consiglio dei governatori potrebbe decidere di istituirlo sulla base di una proposta del Direttore generale. Le specifiche modalità e condizioni finanziarie del dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico dovrebbero essere specificate in un apposito accordo concluso con il Comitato di risoluzione unico, che dovrebbe essere approvato dal Consiglio di amministrazione di comune accordo e sottoscritto dal Direttore generale. Le decisioni sui prestiti e sulle erogazioni al Fondo dovrebbero essere prese dal Consiglio di amministrazione, secondo la regola del comune accordo, sulla base dei criteri identificati in sede di revisione.

    Fra tali criteri, figurano il rispetto dei principi di continuità del quadro giuridico in materia di risoluzione bancaria, neutralità di bilancio nel medio periodo e di “ultima istanza”, per cui al dispositivo di sostegno si può fare ricorso solo nel caso in cui risultino esauriti i mezzi del Fondo di risoluzione unico e il Comitato presenti comunque una capacità di rimborso sufficiente a ripagare integralmente a medio termine i prestiti ottenuti tramite il dispositivo di sostegno.

    Il fatto che il dispositivo nasca per essere utilizzato solo in momenti di eccezionale gravità è testimoniato anche dal nuovo considerando 15B, in base al quale, di norma, il MES dovrebbe decidere sull’impiego del dispositivo di sostegno entro 12 ore dalla domanda del Comitato, termine che il Direttore generale può eccezionalmente prorogare a 24 ore, in particolare in caso di un’operazione di risoluzione particolarmente complessa, sempre nel rispetto degli obblighi costituzionali nazionali.
    Il Fondo di risoluzione unico, strumento di finanziamento dei programmi di risoluzione delle crisi degli enti creditizi e di talune imprese di investimento, è alimentato dai contributi di tali società e dovrebbe raggiungere, a regime (2023), una capienza di 60 miliardi di euro, in grado di coprire l’1% dei depositi dell’eurozona. Il MES potrebbe prendere una decisione a maggioranza qualificata (85% dei voti espressi in proporzione alle quote detenute) qualora la Commissione europea e la BCE concludessero che la mancata adozione urgente di una decisione potrebbe minacciare la sostenibilità economica e finanziaria dell’eurozona.

    Il backstop potrebbe anche sostituire l’attuale strumento di ricapitalizzazione diretta delle istituzioni finanziarie. Inoltre, potrebbe consentire un’attuazione più rapida del percorso previsto per la piena attuazione della disciplina del Fondo (e non entro il 1° gennaio 2024), a condizione che siano stati fatti sufficienti progressi nella riduzione dei rischi. L’articolo 77 del Regolamento (UE) n. 806/2014 prevede, infatti, che fino al raggiungimento del livello-obiettivo, pari all’1% dei depositi, il Comitato vi faccia ricorso conformemente ai principi basati su una divisione dello stesso in comparti nazionali che corrispondono a ciascuno Stato membro partecipante;
  • una posizione comune dovrebbe stabilire le nuove modalità di cooperazione tra il MES e la Commissione europea all’interno e all’esterno dei programmi di assistenza finanziaria, nel pieno rispetto del quadro giuridico dell’UE;
  • verrebbe specificato che il MES e la Commissione europea, in collaborazione con la BCE, avrebbero il compito di monitorare e valutare il quadro macroeconomico e la situazione finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del debito pubblico;
  • sarebbero riformate le clausole d’azione collettiva (le quali consentono a una maggioranza qualificata di investitori in obbligazioni di modificare i termini di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti i detentori del titolo stesso, in modo da facilitare una ristrutturazione ordinata del debito) con l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, anche delle clausole d’azione collettiva con approvazione a maggioranza unica ( single limb CACs). Rispetto alle clausole d’azione collettiva a doppia maggioranza ( dual limb CACs) attualmente previste, le single limb CACs potrebbero consentire una semplificazione della procedura per ristrutturare il debito di un Paese;
  • circa l’ assistenza finanziaria precauzionale (ovvero l’apertura di linee di credito a Paesi che ne fanno richiesta), sarebbero mantenute le due linee di credito vigenti (precauzionale e a condizioni rafforzate), ma si specificherebbe che esse potrebbero essere attivate a sostegno dei Paesi con una situazione economica e finanziaria solida – ma alle prese con uno shock avverso al di fuori del loro controllo – e con un debito pubblico considerato sostenibile e a seconda del rispetto o meno di determinati criteri specificati nell’ allegato III del Trattato revisionato ( testo in italiano).

    La linea di credito condizionale precauzionale PCCL) sarebbe limitata ai Paesi in grado di soddisfare una serie di criteri che appaiono più dettagliati rispetto a quanto previsto dal regime vigente, tra cui in particolare: non essere soggetto alla procedura per disavanzi eccessivirispettare alcuni parametri quantitativi di bilancio nei due anni precedenti la richiesta di assistenza finanziaria (disavanzo inferiore al 3% del PIL; saldo di bilancio strutturale pari o superiore al valore di riferimento minimo specifico per Paese; rapporto debito/PIL inferiore al 60% del PIL o una riduzione di questo rapporto di 1/20 all’anno) e l’ assenza di squilibri eccessivi nel quadro della sorveglianza macroeconomica dell’UE. Per tali Paesi, si richiederebbe la sola firma di una lettera di intenti (e non di un memorandum d’intesa) con la quale essi si impegnerebbero a continuare a soddisfare tali criteri (il cui rispetto dovrebbe essere valutato almeno ogni sei mesi).

    La linea di credito soggetta a condizioni rafforzate ECCL), invece, sarebbe aperta ai membri del MES che non sono ammissibili alla PCCL, a causa della non conformità rispetto ai suddetti criteri di ammissibilità (ma la cui situazione economica e finanziaria rimanga comunque forte e il cui debito pubblico sia considerato sostenibile). Il Paese richiedente dovrebbe firmare, in tal caso, un memorandum d’intesa (MoU) impegnandosi a intervenire con le necessarie riforme nelle proprie aree di vulnerabilità.