“La domanda è se un “Giorno della Memoria” serve; se non è un meccanismo di ripetizione, che evoca un evento, ma esenta dal partecipare in prima persona. Basta l’automatismo della data, un minimo di rispettosa citazione per aver compiuto un dovere. Se quel dovere non c’era, più o meno, tutto andava avanti come prima: buoni, cattivi, un’immensa zona grigia. Quel che è stato è stato e ci pensa la storia che, comunque, in momenti diversi viene riscritta. So che la domanda “serve un Giorno della Memoria?” è inutile, perché gettata nel vuoto. Ma ho voluto ripeterla perché sono il proponente e autore di quella legge. E perché la domanda viene proposta davvero. E non solo da persone irritate che hanno voglia di ricordare altre cose. Ma anche — con profonda buona fede — da persone che temono che un’iniziativa, buona quanto si vuole, sia però o sbagliata o inutile.”

Così scriveva l’onorevole Furio Colombo per il quale il “Giorno della Memoria” ha rappresentato il principale impegno quando era deputato dell’Ulivo nella tredicesima legislatura, quella in cui Camera e Senato votarono la prima legge italiana per l’istituzione di un Giorno della Memoria. Unica legge approvata all’unanimità che ha come punto di riferimento la Shoah, insieme al ricordo di tutti coloro che hanno pagato con la vita la loro coraggiosa opposizione politica o la loro presunta diversità. Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione. Esso è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall’attuazione del progetto di sistematica uccisione dell’intera popolazione ebraica.

“Se capire è impossibile, conoscere è necessario” diceva Primo Levi per invitare tutti a riflettere affinché la memoria possa trasformarsi da punto di debolezza a punto di forza per la generazione attuale e per quelle future, nate da un’Europa che pose a suo fondamento il rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona.

Esiste tuttavia una problematica relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge. Il Giorno della Memoria deve per cui rappresentare una occasione, dedicata soprattutto ai ragazzi, per rafforzare il senso dell’uguaglianza e del rispetto dell’individuo contro le oppressioni e le discriminazioni sociali e politiche, che teorizzando la supremazia di uomini su altri uomini, portarono l’Europa a vivere una catastrofe i cui connotati ancora oggi non sono ben conosciuti.

Il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Nella Giornata della memoria ricordiamo le vittime di Auschwitz, ma anche le numerose persone che nel passato si sono coraggiosamente opposte e si oppongono ancora oggi a violazioni dei diritti umani, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia. Ricordare oggi è un dovere per contrastare la nuova deriva xenofoba, che con i fatti di cronaca registrati in questi giorni ha mostrato un pericoloso ritorno.

Marco Di Maio
Deputato

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Legge 20 luglio 2000, n. 211