zanniboniSabato 22 marzo, come ogni anno Giornata mondiale dell’acqua; ma quest’anno con un significato molto più grande. E’ stata l’occasione, infatti, per ricordare finalmente in modo degno e all’altezza della sua storia, una grande figura come Giorgio Zanniboni. Giorgio è stato sindaco di Forlì dal 1979 al 1990, ispiratore (assieme al suo predecessore Angelo Satanassi) dell’idea della Diga di Ridracoli, di cui è diventato ‘padre’ simbolico presiedendo Romagna Acque fino al 2000. A lui ero ricordo da un rapporto speciale sul quale in questa sede non mi dilungo: dico solo che l’ho considerato e lo considero un maestro e un esempio di coraggio, libertà e determinazione.

A Santa Sofia, per volontà del sindaco Flavio Foietta e del presidente di Romagna Acque, Tonino Bernabè, è stato intitolato a Giorgio il parco fluviale che da piazza Matteotti (cuore del paese) sale a Capaccio (dove ci sono i laboratori e il centro direzionale di Romagna Acque). A Giorgio è dedicata anche una statua collocata nei giardini di Capaccio.

Ho avuto anche l’onore di intervenire nel corso del convegno finale a lui dedicato, per ricordarlo e tracciarne un profilo non politico ma umano. Ho conosciuto Zanniboni nel 2002, subito dopo il diploma, per ragioni di lavoro. Avevo cominciato, oltre che alla mia attività giornalistica avviata nel 1999 tra la radio e i quotidiani locali una attività di consulenza assicurativa-previdenziale: nel team di lavoro di cui facevo parte, c’era anche Zanniboni che (caso rarissimo per la politica di allora e anche in buona misura per quella di oggi) terminati i propri incarichi politici si era rimboccato le maniche e buttato nel mercato del lavoro privato. Da allora l’ho sempre seguito, cominciando a partecipare alla sua associazione culturale Forlì-Romagna, e ad altre iniziative che abbiamo organizzato anche insieme.

Giorgio Zanniboni era un sognatore, un visionario, ma anche un uomo straordinariamente concreto, forte e capace. Senza la sua caparbietà la Diga di Ridracoli probabilmente si sarebbe arenata, il progetto dell’acquedotto di Romagna così come lo conosciamo oggi sarebbe nato molto più ridimensionato; senza il suo carattere il territorio romagnolo sarebbe più povero. Ricordare ciò che è stato è utile non solo per un esercizio di memoria, ma anche per capire il presente e progettare il futuro. Traendo insegnamento e ispirazione da chi ha saputo farlo con lungimiranza e superando mille difficoltà.