Quanti stimoli e quanti spunti dal breve viaggio in Mongolia che ho compiuto nei giorni scorsi. Oltre 30 incontri con i vertici delle istituzioni, tanti imprenditori e con la piccola comunità italiana che vive in questa terra lontana, cinque volte più grande dell’Italia e popolata da poco più di 3 milioni di persone (con la densità di abitanti più bassa del pianeta).

Tra Ulaanbaatar, la caotica capitale in rapido sviluppo (in cui vive quasi la metà dei mongoli e si trova forse la peggiore qualità dell’aria al mondo a causa di smog e traffico) e le aree circostanti, abbiamo trovato ovunque grandi opportunità per potenziare le relazioni tra i due Paesi, per accrescere la nostra influenza in Asia e soprattutto per le nostre imprese.

Nel settore tessile – con la produzione della lana e del cachemire più pregiato al mondo -, nell’energia, nell’immobiliare, nella sanità, nelle infrastrutture, nell’agroalimentare, nei trasporti e nel turismo ci sono ampi spazi di manovra per accrescere l’interscambio e generare lavoro. E questo è l’obiettivo a cui lavoreremo da subito.

Schiacciata da Russia e Cina, la Mongolia è una miniera in senso letterale: sono sconfinate le risorse naturali di cui dispone, così grandi che ancora non è stato possibile realizzarne una stima completa.

È una democrazia, ancora giovane, ma certamente una democrazia liberale. Ne abbiamo avuto prova durante l’incontro con uno dei tanti ministri che abbiamo conosciuto, quello dell’energia: ci ha dovuti lasciare in fretta e furia per incontrare un folto gruppo di pastori provenienti da una valle remota della Mongolia per protestare – in diretta tv sulle emittenti locali – contro il progetto di una grande centrale elettrica. Impensabile una simile dimostrazione in altri Paesi di quell’area del mondo, a cominciare da vicini Russia e Cina.

La Mongolia è una democrazia, dunque, con una forte identità forgiata da una lunghissima storia che si intreccia anche con l’Italia (a Marco Polo sono dedicate statue e riferimenti in molti ambiti, ad esempio) e abitata da un popolo solare, accogliente e caloroso nonostante le temperature molto rigide, capaci di arrivare in questi giorni fino a -12° in attesa del picco invernale che arriva a -40° e oltre.

Una democrazia destinata a crescere in maniera notevole nei prossimi anni. E anche per questo il suo valore simbolico e geopolitico, è molto più grande di quanto si possa immaginare.

L’Italia finora ha ampiamente sottostimato il potenziale di questa realtà (nostra ambasciata aperta solo nel 2016 e con pochissime unità di personale nonostante 51 anni di relazioni diplomatiche attive), che poco o nulla ha a che fare con gli stereotipi tradizionali con cui pensiamo e guardiamo all’Asia. Il nostro obiettivo è invertire la rotta, a beneficio di entrambi gli Stati e in particolare dell’Italia.

Da domani aggiungeremo al nostro lavoro anche questo dossier, per mettere a frutto il lavoro e costruire ponti più solidi.

PS Grazie a Ettore e Nicola, due colleghi, due compagni di viaggio e due amici, con cui è un piacere lavorare e condividere esperienze.