“Entro i primi mesi del 2014 approvare una legge organica per assicurare il diritto d’asilo agli stranieri che ne hanno diritto, per dare così piena applicazione all’articolo 10 della Costituzione e supportare lo sforzo di Amministrazioni come quelle di Forlì e comprensorio da tempo in prima linea per l’integrazione e l’accoglienza dei cittadini stranieri”. E’ uno degli impegni assunti dal deputato forlivese Marco Di Maio, intervenendo lunedì sera all’assemblea del coordinamento “Mai più Lampedusa”, che riunisce 42 associazioni operanti a vario titolo sul territorio forlivese e che hanno organizzato sabato scorso la fiaccolata in ricordo della strage del 3 ottobre scorso in cui hanno perso la vita 363 persone.

“Siamo impegnati in parlamento – ha dichiarato il deputato forlivese intervenendo nella affollata assemblea svoltasi in Comune nel Salone Comunale – per accelerare al massimo l’iter di questo provvedimento, tanto che proprio la scorsa settimana è stata approvata la procedura d’urgenza, che dimezza i tempi per l’esame in Commissione”.

Accanto a questo provvedimento, c’è un’altra proposta di legge depositata alla Camera, quella che prevede “l’abolizione del reato di clandestinità, contenuto nel pacchetto sicurezza voluto dall’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha peggiorato la situazione, contribuito a riempire le carceri e per nulla contribuito a risolvere i tanti problemi che oggi ci sono”.

“Serve una normativa organica, come quella alla quale stiamo lavorando grazie anche all’impegno del ministro Kyenge – ha aggiunto Marco Di Maio, che sabato sera in Salone comunale ha accompagnato il sindaco Balzani nella cerimonia di conferimento della cittadinanza ai ‘nuovi forlivesi’ – per far sì che l’immigrazione non sia solo vista come un problema da gestire, ma come una opportunità: per essere tale servono norme certe, punti di riferimento chiari, una disciplina comprensibile a tutti sui diritti e i doveri delle persone che arrivano in Italia. E occorre stabilire una volta per tutte che chi nasce in Italia è un italiano e non un clandestino”.