L’Irst di Meldola eccelle non solo nella cura e ricerca contro il cancro. Dal 1° settembre è attivo presso la struttura meldolese il primo contratto di ricerca appositamente dedicato. Non si era mai fatto in Italia. Un’operazione che consente di regolarizzare la gran parte dei contratti atipici del personale operante in Istituto. I professionisti coinvolti, in totale, sono 86: 44 collaboratori nel settore Ricerca, 32 dipendenti nell’Area Ricerca e Tecnostruttura a supporto della Ricerca, 10 collaboratori del settore della Tecnostruttura gestionale; di questi, su 54 collaboratori, 17 sono stati inquadrati a  tempo indeterminato, 37 a tempo determinato. Si tratta di personale in maggioranza femminile (nel settore ricerca e tecnostruttura a supporto, su 76 professionisti, 64 sono donne) e dall’età media di 36 anni. Una forma contrattuale che pone un freno alle tentazione di “fughe” verso l’estero e offre maggiori garanzie a decine di lavoratori che fino ad oggi neppure potevano immaginarle. Il costo aggiuntivo per IRST dell’operazione è di 382mila euro anno con un recupero di 376mila euro in tre anni per effetto delle agevolazioni fiscali previste dal Jobs Act. A proposito di chi sostiene che la riforma del lavoro non sarebbe servita a nulla e avrebbe generato nuovo precariato. Onore al merito a chi dirige l’istituto e a chi rappresenta i lavoratori, essendo riusciti a trovare un punto di incontro che rappresenta un fatto unico in Italia. Ho immediatamente segnalato questo caso alla presidente del Consiglio e al Ministero del Lavoro, perché si tratta davvero di un’eccellenza e di un motivo d’orgoglio per chi rappresenta il territorio romagnolo.
> Il comunicato stampa dell’Irst di Meldola