Intervento pubblicato su “Il Resto del Carlino” di Forlì e Cesena domenica 29 novembre

La gran parte degli imprenditori che in questi mesi hanno dovuto limitare o chiudere la propria attività, non chiede soldi: chiede principalmente la possibilità di lavorare. I dati sull’epidemia ci dicono che siamo ancora in emergenza, ma in una fase di miglioramento che rende possibile per il Governo e la Regione autorizzare una graduale (e auspicabile) riapertura di molte attività. Ovviamente nel rigido rispetto delle norme di sicurezza.

Del resto la maggioranza delle attività economiche che in questo momento sono chiuse al pubblico, avevano già investito per adeguare i propri locali e attrezzarsi non solo per rispettare i protocolli di legge, ma soprattutto per garantire la massima protezione ai propri collaboratori e alla propria clientela.

Se chiudere si è reso necessario di fronte all’impennata dei contagi (e soprattutto dei ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive), la progressiva riapertura delle attività è doverosa non per “salvare il Natale”, il cui spirito va oltre la logica dei consumi commerciali; ma per dare un po’ di sollievo al nostro tessuto economico.

Lo si può fare in sicurezza avendo cura, però, di trasmettere un messaggio corretto all’opinione pubblica: le prossime festività non potranno essere come quelle che abbiamo sempre vissuto. Guai a far passare l’illusione che avremo in regalo la possibilità di riassaporare quella normalità a cui siamo tanto affezionati. Non potrà essere così.

Il 2021 sarà ancora un anno difficile, ma – grazie anche al vaccino, con buona pace di no-vax e no-mask – sarà un anno di ripresa. Le riaperture di dicembre, unitamente al lavoro che stiamo facendo in parlamento per ampliare la platea dei contributi a fondo perduto (includendo tutti i codici Ateco interessati, professionisti, partite iva) e rinviare tutte le scadenze fiscali, possono dare avvio a questa ripartenza.