La guerra ucraina stravolge il pil, ma tiene il deficit e cala il debito. Il Governo ha approvato il DEF, ovvero il Documento di economia e finanza, il più importante testo di programmazione economica previsto dal nostro ordinamento. Gli effetti della guerra di Putin contro l’Ucraina costringono il Consiglio dei ministri a tagliare la stima di crescita, per in un quadro in cui si conferma la previsione sul deficit e la riduzione del debito pubblico.

La crescita programmatica di quest’anno si ferma al 3,1% contro il 4,8% stimato a settembre. Per il prossimo anno il pil dovrebbe segnare +2,4% (2,6% la stima di settembre ), nel 2024 1,8% (confermando la stima di settembre) e nel 2025 1,5%. Nel quadro tendenziale il pil cala al 2,9% quest’anno (contro il 4,3% previsto a settembre); al 2,3% nel 2023 (contro il precedente 2,5%); poi 1,8% nel 2024 (2% la stima di settembre) e 1,5% nel 2025.

Dietro a questi numeri, però, ci sono persone e imprese: l’economia reale. Ed è innegabile che la guerra che Putin ha scatenato immotivatamente contro l’Ucraina, sta pesando notevolmente sull’andamento della nostra economia. I correttivi approntati finora dal Governo sono stati utili a limitare i danni, ma insufficienti a rispondere all’impatto gigantesco del caro-materiali, dell’incremento delle bollette, della carenza di materia prima, dei problemi di manodopera.

Alcuni di questi problemi possono, anzi, devono essere affrontati in modo più energico e ciò avverrà entro aprile con l’emanazione di un nuovo decreto con aiuti al settore economico e alle famiglie. Ma la prima misura in questo momento è promuovere in tutti i modi un dialogo che porti alla fine della guerra in Ucraina. Come?

Aiutando gli ucraini a difendersi dall’aggressione, ma mettendo lo stesso vigore, la stessa determinazione e la stessa convinzione anche nel cercare un dialogo che porti alla fine delle ostilità. Sembra impossibile in certi momenti, ma sono due gli errori da non commettere: sottovalutare l’avversario (chi pensa che Putin sia semplicemente un matto, sbaglia esattamente come chi lo difende) e rinunciare agli sforzi diplomatici per la Pace.

DEFICIT SOTTO CONTROLLO. Il quadro programmatico del Def conferma le stime di settembre: deficit al 5,6% quest’anno; in calo poi al 3,9% nel 2023; al 3,3 nel 2024. Nel 2025 prosegue il calo al 2,8%. In base al quadro tendenziale il disavanzo sarà pari al 5,1% nel 2022; al 3,7 nel 2023; al 3,2% e al 2,7 nei due anni successivi. CALO DEBITO. In base al nuovo quadro programmatico il debito scende al 147% quest’anno (contro il 149,4% indicato a settembre); al 145,2% nel 2023 (rispetto al 147,6% previsto in precedenza); al 143,4% nel 2024 (contro 146,1%). Infine dovrebbe segnare 141,4 nel 2025. Il debito/pil 2021 viene rivisto al ribasso al 150,8% (dal precedente 153,5) per effetto della revisione del Pil nominale comunicata dall’Istat lunedì scorso, segnando un calo più significativo dopo il picco del 155,3% del 2021. Nel nuovo quadro tendenziale il rapporto debito pil scende al 146,8 (dal 154,7 indicato a settembre); a 145% (contro il 153,1% di settembre) e a 143,2% contro 150,9 della Nadef. Nel 2025 prosegue il declino fino al 141,2%. 

DISOCCUPAZIONE. Il tasso di disoccupazione nel quadro programmatico segnerebbe 8,6% nel 2022 (contro la precedente stima del 9,2% ) per poi scendere all’8,1% nel 2023 (8,5% la previsione di settembre) e proseguire il calo all’8% (confermando stima settembre) e al 7,9% nel 2025.