Un aggiornamento da Montecitorio, dove poco fa è arrivato Mario Draghi, presidente del consiglio incaricato, per i primi incontri informali e prendere possesso degli spazi dove da domani (giovedì) inizierà le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

A lui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha assegnato questo incarico, con l’obiettivo di costruire un esecutivo fatto di competenze, visione, velocità, qualità, europeismo. Era la soluzione più difficile da raggiungere, ma la più utile nell’interesse del Paese. Siamo, sono al suo fianco, con grande convinzione e determinazione.

Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese e volgere lo sguardo alle giovani generazioni, contando anche sulle risorse straordinarie concesse dall’Unione Europea, sono gli obiettivi che abbiamo di fronte e per i quali servono persone capaci, autorevoli, all’altezza delle sfide. Sfide che non hanno il nome di un partito, ma quello dell’Italia.

So bene che una parte considerevole dell’opinione pubblica non ha compreso, non ha condiviso, non ha approvato l’operazione che ci ha portati a questo risultato. L’obiettivo di partenza, però, era dichiarato fin dall’inizio. Se si fosse voluto perseguire l’interesse personale di qualcuno o quello di un partito, pensare “alle poltrone” o ai destini personali (compreso quello del sottoscritto), sarebbe stato molto più conveniente fare altre scelte.
L’obiettivo, invece, era produrre un cambio di passo vero nella gestione del Paese, nella velocità e qualità delle risposte che vengono date a cittadini e imprese (nella precedente newsletter ho lungamente spiegato le motivazioni, le trovi qui).

Portare alla guida del Paese l’italiano più stimato, rispettato e apprezzato in Europa e nel mondo, non è una sconfitta della politica, non è un tradimento del centrosinistra, non è un favore dalla destra. Al contrario, penso che aver favorito una soluzione di questo tipo – come mi auguro facciano tutte le forze politiche che in questo momento stanno collaborando a livello europeo (PD, M5S, LeU, Forza Italia, Italia Viva, +Europa e Azione) – è una prova di coraggio. E una chiamata alle armi per le migliori energie che la politica deve sapere esprimere.

Non sarà un governo tecnico come quello che abbiamo conosciuto nel 2011-’12 con Mario Monti. E’ del tutto diversa la condizione, è stravolto lo scenario politico, è diametralmente opposto lo scenario finanziario (Monti arrivò per gestire tagli draconiani e con lo spread a 500 punti, Draghi arriva per gestire 210 miliardi di euro di investimenti e con lo spread a 105).

Ed è del tutto diversa la persona. Mario Draghi è un politico di rango internazionale (qui un suo ‘ritratto’), che proviene dalle migliori tradizioni delle scuole finanziarie italiane e internazionali, che ha ricoperto ruoli di enorme responsabilità (direttore generale del ministero del Tesoro, governatore della Banca d’Italia, presidente della Banca centrale europea), con una incomparabile competenza tecnica e un enorme bagaglio di relazioni ad ogni livello.

Al netto di tutti i giudizi, dei metodi e i toni più o meno apprezzabili (e della campagna d’odio e denigrazione che qualcuno ha costruito, anche sul sottoscritto, fomentando anche minacce personali di cui i responsabili saranno chiamati a rispondere nelle sedi opportune), credo che il compito di un parlamentare sia quello di lavorare per costruire le soluzioni migliori nel contesto che ci è dato e non in quello che vorremmo. Anche quando questo implica il dovere di compiere scelte impopolari.

Rispetto, quindi, le opinioni di tutti: da quelle più sguaiate e aspre fino agli apprezzamenti. Anzi, grazie a chi mi ha fatto sentire la propria voce, indipendentemente che fosse in accordo o disaccordo.

Tra il bene di un partito e il bene del Paese, però, al netto di tutte le considerazioni e le illazioni che comprendo, sceglierò sempre il secondo. E se, come spero, Mario Draghi avrà la maggioranza in parlamento per iniziare a lavorare (in tempi brevissimi), credo che l’Italia ne trarrà sicuramente giovamento.