In queste ore penso ai ragazzi stanno cominciando l’esame di maturità 2013. Ricordo la mia notte prima degli esami, 11 anni fa. Fu una notte insonne, tra mille pensieri e angosce. Ripensavo alla mia vita vissuta fin lì e con apprensione a ciò che sarebbe potuto accadere il giorno dopo (quello della prima prova) e ancora nei giorni successivi. Pensavo a come quei giorni avrebbero condizionato nel bene o nel male la mia vita. Pensavo a cosa sarebbe accaduto dopo essere arrivato in cima a quell’Everest didattico. Paure, sogni, progetti.

Ricordo il mio tema. Nel 2002 uscì una traccia dedicata al rapporto tra la società moderna e internet. Fantastico, era il mio tema, scritto ovviamente nella forma dell’articolo di giornale. Mai avrei immaginato a quei tempi, che proprio quel mondo (il web) sarebbe diventato il mio ambiente di lavoro quotidiano (e mai e poi mai avrei immaginato che undici anni dopo ne avrei scritto da qui, da un ufficio della Camera dei deputati). Leggo che qualcuno propone di abolire il tema, definendolo “relitto del passato: sono assolutamente contrario. Non solo per tradizione, ma anche perchè occasione per valorizzare un pezzo della nostra cultura, della nostra tradizione e della società contemporanea.

Insomma, ai ragazzi ‘sotto maturità’ è inutile dire: “stati tranquilli”. Non ci si riesce. E’ una raccomandazione legittima, specialmente da chi più vive da vicino ad un maturando; ma è perfettamente inutile, perchè tranquilli non si sta per niente. La maturità è una emozione da vivere tutta, fino in fondo, così come viene, senza forzare nulla. Con le sue amarezze, con le sue aspettative, con i suoi momenti difficili (ricordo i timori giganteschi della notte prima della prova orale, un vero incubo). Dal giorno dopo la maturità, si vede tutto con altri occhi. E col tempo si ricorderanno i giorni degli esami in maniera epica, quasi come se si fosse compiuta un’impresa. E in parte, forse, è davvero una piccola impresa!