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Riscoprire i valori che sono alla base della nostra democrazia, comprendere la sofferenza e il sacrificio di quell’epoca, contrastare ogni forma di revisionismo e negazionismo, trasmettere la memoria di ciò che fu e che vogliamo non torni mai ad essere; ma soprattutto festeggiare. Questo deve essere il 25 aprile. Una giornata di festa perchè l’anniversario della Liberazione è, dal mio punto di vista, la più importante tra le feste laiche nel nostro calendario. Una festa che riguarda tutti, perchè grazie alle battaglie delle donne e degli uomini della Resistenza, assieme all’impegno delle truppe alleate, oggi godiamo di libertà fondamentali che erano state violate e che ancora oggi in alcune parti del mondo sono lontane dall’essere conquistate.

Ciò che deve impegnarci più di ogni altra cosa è l’impegno per trasmettere la memoria, per trasmettere i valori che diedero via alla Resistenza, che la resero eroica e vincente sul male. Raccontare i fatti, trasmettere le sensazioni dei testimoni oculari di allora e che sono ancora oggi tra noi, visitare i luoghi simbolici, far cogliere tutta la profondità di quella stagione è decisivo affinchè i valori per cui si è combattutto rimangano attuali.

Troppo spesso, anche recentemente, sentiamo utilizzare nel dibattito pubblico italiano termini impegnativi con una disinvoltura preoccupante. Per muovere delle critiche (per quanto del tutto legittime e talvolta persino condivisibili) si afferma di essere di fronte alla violazione di diritti fondamentali, a una deriva autoritaria, a un indebolimento della democrazia a delle “deportazioni”. Attenzione: il linguaggio è materiale delicato, da maneggiare con cura, specie quando si fa ricorso a termini che hanno un significato così importante, che hanno trovato purtroppo piena cittadinanza in quei drammatici anni ’30 e ’40, dove le privazioni e le violenze erano reali, dolorose, drammatiche, quotidiane. La disinvoltura con cui si fa ricorso a quei termini, rischia di indebolire e offuscare la memoria di ciò che è successo oltre 70 anni fa nel nostro Paese e in larga parte dell’Europa tramite i soprusi, l’autoritarismo, la violenza e la cancellazione di ogni istituto democratico imposti dai regimi totalitari dell’epoca.

Josè Saramago ha scritto:

“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.

La memoria di ciò che è successo e al responsabilità di conservare e promuovere ciò che è stato ottenuto deve essere l’impegno quotidiano di ciascuno di noi, senza distinzioni. W la Liberazione, W la Resistenza e buon 25 aprile!

Marco