Vietare ogni forma di finanziamento alle imprese che producono mine antiuomo e bombe a grappolo, sia in Italia sia nel mondo. Dopo il primo via libera del Senato, il 30 aprile del 2019, è stato licenziato – in via definitiva – dalla Camera il ddl sulle mine antiuomo. Vediamo nel dettaglio il contenuto del provvedimento:

MINE ANTIUOMO E BOMBE A GRAPPOLO
Le mine antiuomo, come ricordato dal relatore Massimo Ungaro (Iv), “sono armi leggere che vengono disseminate nei territori di guerra, mentre le bombe a grappolo sono lanciate da velivoli militari e sono sparse indistintamente su un preciso territorio”.

CONVENZIONI OTTAWA E OSLO
Per Ungaro l’Italia, sulla carta, è un Paese “molto virtuoso sul divieto della produzione di armi pericolose come queste”, essendo “già vietata la produzione di mine antiuomo e di bombe a grappolo. L’Italia, infatti, ha aderito, nel 1997, alla Convenzione di Ottawa e, benché fosse, già fin dai primi anni ’90, uno dei maggiori produttori al mondo di mine antiuomo, scelse di aderire all’accordo internazionale che vietava la produzione e la commercializzazione di mine antiuomo”. In seguito, poi, il nostro Paese “aderì alla Convenzione di Oslo del 2010, che vieta la produzione di bombe a grappolo”.

COSA PREVEDE IL TESTO IN ESAME A MONTECITORIO
Il ddl prevede, in primis, il divieto totale di finanziamento di società, “in qualsiasi forma giuridica costituite, che svolgano attività di costruzione, produzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, impiego, utilizzo, immagazzinaggio, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, trasferimento o trasporto delle mine antipersona, delle munizioni e submunizioni cluster (quindi, a grappolo) di qualunque natura o composizione o di parti di esse”. 

L’articolo 2 reca le definizioni rilevanti e definisce cosa si intenda per intermediari abilitati. Si intendono: le società di intermediazione mobiliare (le Sim), le banche italiane, le società di gestione del risparmio (Sgr), le società di investimento a capitale variabile (Sicav), gli intermediari finanziari iscritti nell’albo di cui all’articolo 106 testo unico finanziario, inclusi i confidi, le banche dei Paesi membri dell’Ue, le imprese di investimento dei Paesi membri dell’Ue, le banche extracomunitarie, gli agenti di cambio, nonché le fondazioni bancarie e i fondi pensione. 
Si individuano, poi, i compiti delle autorità di vigilanza in relazione ai nuovi divieti previsti dal provvedimento. In particolare, si dispone che, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore, “questi organismi emanino, di concerto tra di loro, apposite istruzioni per l’esercizio di controlli rafforzati sull’operato degli intermediari abilitati”. Sempre entro i 6 mesi “essi sono tenuti a provvedere e a istituire l’elenco delle società operanti nei settori” vietati (produzione, detenzione o smercio di mine antiuomo o bombe a grappolo), indicando l’ufficio responsabile della pubblicazione annuale del medesimo elenco.

Tra i compiti affidati all’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (la Uif), istituita presso la Banca d’Italia, si specifica che i controlli dei flussi finanziari svolti da tale organismo siano estesi anche alle imprese e alle società che producono mine antiuomo. Per quanto concerne i compiti degli intermediari, viene prevista l’esclusione, dai prodotti finanziari offerti, di ogni componente che costituisca un supporto finanziario alle società che producano mine antiuomo o bombe a grappolo. 

Disciplinate, poi, le verifiche sul rispetto dei nuovi divieti, prevedendo, in particolare, “che la Banca d’Italia possa richiedere dati, notizie, atti e documenti agli intermediari abilitati e, se necessario, possa effettuare verifiche presso la sede degli stessi”. Si dispone, inoltre, che gli organismi di vigilanza provvedano, nelle ispezioni e nei controlli a carico dei soggetti vigilati, anche a controlli specifici di valutazione dell’attività connessa alla funzione di compliance, in relazione ai divieti previsti dal provvedimento. 
L’articolo 6 disciplina le sanzioni comminate agli intermediari abilitati che non osservano il divieto di finanziamento delle società operanti nel settore delle mine e delle munizioni, disponendo anche “la perdita temporanea dei requisiti di onorabilità per i rappresentanti legali degli intermediari finanziari, nonché per i revisori e i promotori finanziari”.

Il ddl introduce, infine, una clausola di salvaguardia penale per dare riscontro alle criticità già rilevate nel 2017 dal Quirinale, quando fu oggetto di un rinvio alle Camera da parte del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica, come detto da Ungaro, “ha ricordato che l’articolato originale non prevedeva l’erogazione di sanzioni penali, ma soltanto di sanzioni pecuniarie – quindi, amministrative – e, in questo modo, non si sarebbe dato seguito alle convenzioni internazionali di Ottawa e di Oslo, che prevedono l’erogazione di sanzioni penali a chiunque favorisca la distribuzione di mine antiuomo e a grappolo”. 

Quindi, “proprio perché ci sarebbe stata una dissonanza tra il provvedimento e gli accordi internazionali assunti dall’Italia, il presidente della Repubblica ha chiesto al Parlamento di modificare” il testo precedente, secondo quegli orientamenti. Ungaro ha infine ricordato l’iter piuttosto travagliato del ddl: depositato nel 2010; approvato dal Senato nel 2016 e dalla Camera nel 2017; poi rinviata alle Camere dal presidente della Repubblica; approvata nuovamente dal Senato nel 2019, secondo i rilievi del presidente della Repubblica, e giunta alla Camera nell’autunno 2020″, ovvero “un anno fa”.