Sulla vicenda di Giulio Regeni vogliamo andare fino in fondo, continueremo a batterci in tutte le forme consentite per chiedere e cercare verità sulla sua uccisione. Per questo abbiamo approvato alla Camera la proroga della Commissione d’inchiesta, che continuerà a lavorare per cercare e chiedere la verità. Lo dobbiamo a Giulio, alla sua famiglia, al rispetto che si deve al nostro Paese.

La proroga si è resa necessaria dalla riduzione delle attività di inchiesta imposta dalla pandemia, dall’evoluzione dell’inchiesta giudiziaria della Procura di Roma e dagli sviluppi della relazione bilaterale tra l’Italia e l’Egitto. Come è ormai noto, a giorni la Procura di Roma completerà le indagini, probabilmente rinviando a giudizio i cinque indagati, tutti membri delle forze di sicurezza egiziane.

È interessante notare come la fase di maggior cooperazione giudiziaria da parte del Cairo abbia coinciso con la fase di maggior pressione politica esercitata dall’Italia, ovvero nei mesi successivi al richiamo dell’ambasciatore, a prova del fatto che l’Italia ha tanti strumenti a disposizione per esercitare una pressione vera, dall’Unione Europea fino alla possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia internazionale in ottemperanza all’articolo 30 della Convenzione internazionale contro la tortura.

In questo momento, dopo ormai un anno senza cooperazione giudiziaria da parte dell’Egitto, serve un segnale politico forte per uscire da questo stallo, magari nominando un inviato speciale del governo sul caso.