Siamo ancorati a 10 saggi (o presunti tali). Una mossa senza precedenti nella storia politica italiana, quella compiuta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il quale, di fronte alla crisi della politica e alle difficoltà dei gruppi parlamentari nel trovare una convergenza nell’interesse del Paese, ha deciso di agire direttamente in prima persona. Scongiurando per fortuna l’ipotesi delle sue dimissioni, che avrebbe avuto effetto ancora peggiore.

Ha cercato di costruire lui le condizioni per una convergenza; non ci è riuscito e ha deciso di costituire due commissioni di esperti, di provenienza politica e culturale differente tra loro, per approntare un piano di leggi e provvedimenti che siano la base per provare a dare un Governo al Paese. (Qui il video integrale del suo discorso).

E’ una mossa per prendere tempo, come penso risulti evidente a tutti. Del resto il pre-incaricato Pier Luigi Bersani, dopo aver con fatica ottenuto questo status, ha avviato cinque giorni di consultazioni serrate al termine delle quali non è riuscito a trovare le condizioni per presentarsi alla Camera e al Senato con la garanzia di una maggioranza in grado di votare la fiducia. Non ce l’ha fatta anche perchè – ha detto – da alcune forze parlamentari sono state poste “condizioni inaccettabili”, che immagino fossero riferite alla nuova presidenza della Repubblica.

Dunque Napolitano, dopo ulteriori consultazioni seguite al mancato successo della operazione-Bersani (che pure sembra rimanere ancora in piedi leggendo le dichiarazioni di alcuni deputati a lui più vicini come Alessandra Moretti, che oggi – lunedì di Pasquetta – ha ribadito a SkyTg24 che il PD continua a insistere su Bersani premier), ha deciso di nominare i due gruppi di ‘saggi’. Nei quali mancano colpevolmente una donna e un giovane, a ulteriore conferma di come necessita di cambiamento il sistema politico-istituzionale italiano.

Il Capo dello Stato ha agito con un metodo inusuale, che comunque non può sostituire il parlamento: e non mi pare sia nelle intenzioni di Napolitano, dato che c’è comunque una commissione speciale insediata alla Camera e al Senato, con il compito di analizzare i provvedimenti urgenti che servono all’Italia, dando continuità al Governo Monti (“che non è stato sfiduciato”, ha fatto notare Napolitano).

Dunque ora cosa può succedere? Ci vorrebbe la sfera di cristallo per dirlo, ma penso che questi siano tre scenari verosimili (non gli unici possibili, attenzione):

a) I due gruppi di saggi elaborano una serie di provvedimenti e leggi (all’interno dei due gruppi ci sono anche i presidenti delle due commissioni speciali) che sarano la base sulla quale il presidente cercherà di stabilire la nascita di un Governo istituzionale che accompagni il Paese al voto in ottobre (magari con una nuova legge elettorale), con un consenso ampio in parlamento. Una copia un po’ riveduta e corretta del Governo Monti, con ministri ‘politici’ e non ‘tecnici’.

b) I ‘saggi’ servono per arrivare in qualche modo al 15 aprile, giorno a partire dal quale le Camere saranno riunite in seduta comune per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica (sul cui nome la convergenza appare lontana). Il nuovo inqulino del Quirinale tra i primi provvedimenti scioglierà il parlamento (cosa che Napolitano non può fare poichè all’interno del ‘semestre bianco’) e si andrà al voto a fine giugno o nella prima settimana di luglio, lasciando fino al allora in sella il governo Monti.

c) Miracolosamente si riesce in qualche modo a sbloccare la situazione e nasce un governo politico, senza Bersani presidente del consiglio ma comunque con un uomo scelto Pd alla guida, che abbia una agenda ben definita (grazie anche al lavoro dei ‘saggi’) e porta il Paese al voto nel 2014 insieme alle elezioni europee ed amministrative.

Personalmente penso che se non si riuscirannno a trovare le condizioni per far nascere un Governo che duri almeno un po’ di mesi per attuare quei provvedimenti che servono all’economia, al tessuto sociale inginocchiato dalla crisi, al mondo del lavoro, ai giovani, si debba andare al più presto al voto. Non credo, francamente, all’ipotesi di una maggioranza che si trova d’accordo solo per cambiare la legge elettorale e poi andare a votare. Se ci fosse una maggioranza per questo, allora ci sarebbe anche per assumere altri provvedimenti.

Piccola considerazione: l’economia è allo stremo, i mercati finanziari internazionali hanno l’Italia nel mirino. E’ evidente che non si può aspettare oltre l’estate per sbloccare la situazione, qualsiasi soluzioen si voglia adottare, anche a costo di spendere altri 400 milioni di euro per tornare alle urne.