editoriaAbbiamo approvato la legge per il riordino della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. E’ un testo a cui sono molto affezionato (ho dedicato all’editoria tutta la mia vita lavorativa fin qui) perchè mette ordine in un settore cruciale per il Paese. Si prevede una ridefinizione della platea che può accedere ai contributi del sostegno pubblico all’editoria secondo due linee di fondo: maggiore trasparenza;
migliore definizione della piccola editoria. Si eliminano tutte le storture vergognose sull’utilizzo di questi fondi che abbiamo visto in passato (scompare a tutti gli effetti qualsiasi tipo di contributo per i giornali di partito), si incentiva e si stimola l’innovazione tecnologica in un settore che ne ha un bisogno endemico.

I contenuti della legge

IL FONDO PER IL PLURALISMO E L’INNOVAZIONE. La proposta di legge istituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione (che sostituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione di cui la legge di Stabilità 2016 ha previsto l’istituzione presso il ministero dello Sviluppo economico). Questo non sarà istituito a Chigi (come inizialmente previsto dal testo), ma al Mef. Sarà un decreto del presidente del Consiglio a stabilire annualmente la destinazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione ai diversi interventi di competenza della presidenza del Consiglio. Con una modifica approvata in aula, è stata cancellata la previsione in base alla quale il decreto potesse essere emanato dal sottosegretario delegato.

COME SARÀ ALIMENTATO IL FONDO. Al Fondo affluiscono: le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica; le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale; quota parte – fino a 100 milioni di euro – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai solo in riferimento al 2016-2018. Ad alimentare il Fondo, poi, sarà un un contributo di solidarietà pari allo 0,1% del reddito complessivo a carico: dei concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; delle società che operano nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgono raccolta pubblicitaria diretta, in tal caso calcolandosi il reddito complessivo con riguardo alla parte proporzionalmente corrispondente, rispetto all’ammontare dei ricavi totali, allo specifico ammontare dei ricavi derivanti da tale attività; di altri soggetti che esercitino l’attività d’intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa internet. Cancellata, invece, la previsione per far affluire al Fondo le somme derivanti dalle sanzioni amministrative irrogate dall’Agcom per la violazione degli obblighi in materia di programmazione, pubblicità e contenuti radiotelevisivi. Cancellata, anche, la previsione in base alla quale il Fondo sia alimentato annualmente.

LA DELEGA PER LA RIDEFINIZIONE DEL SOSTEGNO PUBBLICO La delega prevede la ridefinizione della platea dei beneficiari dei contributi, stabilendo quale condizione necessaria per il finanziamento l’esercizio esclusivo di un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale e la costituzione come cooperative giornalistiche; enti senza fini di lucro; limitatamente a tre anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro. Si prevede poi il mantenimento del finanziamento, con la possibilità di definire criteri specifici sia per i requisiti di accesso, sia per i meccanismi di calcolo dei contributi, per: imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche; imprese ed enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti; associazioni dei consumatori; imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Esclusi dal finanziamento, organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali; periodici specialistici; imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

I CRITERI PER IL CALCOLO DEL CONTRIBUTO La stessa delega, in merito ai criteri direttivi per il calcolo dei contributi, stabilisce la previsione di un tetto massimo liquidabile a ciascuna impresa, il superamento della distinzione tra testata nazionale e testata locale, la graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute (che devono essere non inferiori al 30% delle copie distribuite ) e, per le testate on line, in funzione dell’aggiornamento dei contenuti e del numero effettivo di utenti unici raggiunti, la valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale, la previsione di criteri premiali per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore a 35 anni, per azioni di formazione e per l’attivazione di percorsi scuola-lavoro. Prevista, infine, un’incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani e periodici, con il riconoscimento di un particolare beneficio agli inserzionisti di micro, piccola o media dimensione e alle startup innovative.

I CRITERI PER ACCEDERVI Con riferimento ai requisiti per accedere ai contributi, la delega stabilisce la riduzione a due anni dell’anzianità di costituzione dell’impresa editoriale e di edizione della testata; il regolare adempimento degli obblighi derivanti dal rispetto e dall’applicazione del contratto collettivo di lavoro, nazionale o territoriale, stipulato tra le organizzazioni o le associazioni sindacali dei lavoratori dell’informazione e delle telecomunicazioni e le associazioni dei relativi datori di lavoro, comparativamente più rappresentative; edizione in formato digitale dinamico e multimediale della testata per la quale si richiede il contributo, anche eventualmente in parallelo con l’edizione in formato cartaceo; obbligo per l’impresa di dare evidenza nell’edizione dell’ottenimento del contributo nonché di tutti gli ulteriori finanziamenti ricevuti a qualunque titolo. Tra le novità intervenute in aula, l’obbligo per l’impresa di adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna.

LA DELEGA PER LA RIFORMA DELL’ORDINE GIORNALISTI La delega prevede la razionalizzazione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, relativamente alle competenze in materia di formazione, al procedimento disciplinare, alla riduzione del numero dei componenti fino ad un massimo di 36 (due terzi professionisti e un terzo pubblicisti), all’adeguamento del sistema elettorale e interventi in materia pensionistica. Per il ricorso al prepensionamento dei giornalisti sarà previsto l’incremento dei requisiti e la ridefinizione dei criteri. Su questo ultimo punto, in sostanza, la delega al governo per rendere l’accesso ai prepensionamenti per i giornalisti progressivamente conforme alla normativa generale del sistema pensionistico prevederà ‘l’incremento dei requisiti e la ridefinizione dei criteri’ e non, come il testo originario, ‘la ridefinizione della disciplina dei requisiti e dei criteri’. Novità anche sugli albi. ‘Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti, ovvero in quello dei pubblicisti, dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente’. La modifica interviene sulla legge istitutiva dell’Ordine che stabilisce che ‘nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’albo professionale’. Si tratta, spiegano fonti parlamentari, di un’equiparazione degli iscritti ai due differenti albi per una parificazione delle tutele.

PROROGATA COMMISSIONE EQUO COMPENSO Prorogata la durata della commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico. La legge istitutiva della commissione, la 31 dicembre 2012, n. 233 ‘Equo compenso nel settore giornalistico’, con entrata in vigore 18 gennaio 2013, prevedeva una durata in carica di tre anni, che quindi risultano terminati.  Con la modifica approvata, ‘la commissione dura in carica fino all’approvazione della delibera che definisce l’equo compenso’ e al completamento di tutti gli adempimenti previsti.

LA DELEGA PER INNOVARE IL SISTEMA DISTRIBUTIVO I criteri direttivi confermano il processo di progressiva liberalizzazione, assicurando agli operatori parità di condizioni, in particolare con divieto di sospensioni arbitrarie delle consegne, e garantendo il pluralismo delle testate in tutti i punti vendita. E ancora, tra i principi delega, la promozione di un regime di piena liberalizzazione degli orari di apertura dei punti di vendita, e la rimozione degli ostacoli che limitano la possibilità di ampliare l’assortimento di beni e di fornire intermediazione di servizi; la promozione di sinergie strategiche tra punti vendita; il completamento dell’informatizzazione delle strutture. Tra le novità intervenute in aula, l’introduzione di parametri qualitativi per l’esercizio dell’attività delle edicole e una disciplina della distribuzione territoriale dei prodotti editoriali per assicurare l’accesso alle forniture, senza il loro condizionamento a servizi o prestazioni aggiuntive, da parte delle edicole stesse. Con riferimento ai canali online, prevedere l’esclusione della discriminazione online/offline in materia di prodotti editoriali vendibili nonché la limitazione dell’impresa editoriale della propria autonomia di definizione di contenuti, prezzi, formula commerciali e modalità di pagamento.

PARITÀ TRATTAMENTO IN EDICOLA (MA LIMITATA) Al via il 1° gennaio 2017 la norma sulla parità di trattamento delle diverse testate da parte dei punti vendita esclusivi, cioè le edicole. La parità di trattamento, cioè l’obbligo in carico ai giornalai di mettere in vendita tutte le pubblicazioni inviate dagli editori, sia grandi che piccoli, è limitata alla loro prima immissione nel mercato.