In questi giorni si è aperto un dibattito acceso sul coinvolgimento da parte della Fondazione CariFo dell’architetto Massimiliano Fuksas per capire cosa fare della Rocca di Caterina Sforza a Forlì. Attualmente ospita il carcere, che tra qualche anno si dovrà trasferire fuori dal centro (al quartiere Quattro) e bisogna capire quale destinazione dare a quell’area. Fuksas non è stato incaricato di fare un progetto, ma di fornire degli spunti di lavoro: e lo trovo una scelta giusta, all’altezza del rango di quell’edificio, che ha 700 anni e ha avuto un ruolo centrale per la storia del Rinascimento, per Forlì e la costruzione di una identità collettiva dei forlivesi.

Sarà fondamentale coinvolgere gli ordini professionali e i professionisti del territorio (potrebbe essere un vincolo per il futuro bando di progettazione), ma anche aprirsi al panorama internazionale per cercare idee su come rivitalizzare quel luogo. Così come sarà importante rendere parte del progetto le associazioni che operano sul territorio, che già hanno saputo rivitalizzare spazi abbandonati (l’ex deposito Atr, ad esempio) e coinvolgere soggetti privati. Non per vendere la Rocca, sia chiaro, ma perché la gestione di un complesso di quel genere nelle mani delle sole istituzioni pubbliche rischierebbe di proporsi come un doppione di altri luoghi (Rocca delle Caminate, San Domenico, Campus) e di non reggere alla prova della sostenibilità economica.

Quindi dare al complessivo una funzione storica e rievocativa (magari attraverso un museo multimediale dedicato al Rinascimento italiano, di cui la ‘nostra’ Caterina è stata indiscutibilmente una delle protagoniste) garantendone la fruibilità a tutti; costruire un rapporto stretto con la città e l’università (anche allo scopo di estendere gli insegnamenti); ma anche forte coinvolgimento di imprese che possano magari insediarvi parte delle proprie attività. Mi riferisco chiaramente ad aziende di settori non industriali. Idee da sviluppare, approfondire, capirne la fattibilità. Non è impossibile, altrove è successo. Perché non potrebbe avvenire anche a Forlì? Perché non avere l’ambizione di guardare al futuro pensando in grande? Il tempo per farlo c’è, non venga sciupato in sterili polemiche attorno al tasso di “forlivesità” delle proposte.