Ho ricevuto l’accorata lettera inviata dal sindaco di Portico e San Benedetto al Presidente della Repubblica a proposito della chiusura dell’unica filiale bancaria di quel Comune. Un appello che avvolge il progressivo impoverimento dei servizi nei comuni montani. Per parte mia, pur non avendo ovviamente alcuna competenza diretta in merito ed essendo Intesa Sanpaolo un istituto interamente privato, ho telefonato ai vertici coi quali ho rapporti per provare a sensibilizzare un’attenzione. Credo si debba trovare una soluzione che non significa necessariamente mantenere una presenza con cinque impiegati fissi, ma potrebbe diventare un semplice presidio con sportello bancomat attivo e la presenza di uno o due funzionari in determinate fasce orarie della settimana.

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Comprendo bene che i bilanci dei privati non guardano in faccia a nessuno; ma credo che le imprese, in particolare le banche, debbano sentire anche un senso di responsabilità nei confronti dei territori dai quali raccolgono risparmi e investimenti. In assenza del quale andrebbe introdotta una “clausola sociale” che vincola queste imprese a garantire comunque un servizio: o direttamente o tramite altri istituti. E’ un meccanismo complicato da mettere in piedi, ma non impossibile.

Vale per le banche come per altri servizi, ad esempio quelli gestiti dai colossi della telecomunicazione: perchè se passa la regola che nelle aree “a fallimento” di mercato si chiudono semplicemente i servizi senza che nessuno si preoccupi delle conseguenze, avremo una parte di Italia (in genere la più bella, la più caratteristica) che oltre a spopolarsi perderà di interesse anche per i visitatori occasionali, per i turisti, per chi sceglie di farsi una gita fuori porta.